Come attirare l’attenzione del lettore e migliorare la brand reputation dell’impresa.

Ti sei mai chiesto quanto affascinante e complessa sia la disciplina dello storytelling?

L’arte di raccontare storie non si improvvisa.

Per sprigionare la sua potenza narrativa, un progetto che utilizza le tecniche di storytelling in un contesto comunicativo ha bisogno di regole precise da rispettare.

Comunichiamo per mezzo di parole e testi ma anche tramite immagini o video.

La narrazione viene modellata e applicata in base all’ambito di riferimento.

Che funzione svolgono le tecniche di storytelling se applicate alla comunicazione aziendale?

Senza ombra di dubbio risaltano subito all’occhio i numerosi benefici che la narrazione apporta al brand. È interessante analizzarli.

Comunicare al cliente giusto nel modo giusto non è sempre facile.

Una grande sfida oggi è attirare l’attenzione e farsi notare. Distinguersi.

Molti si chiedono perché certe storie funzionano mentre altre tendono a passare inosservate o a non raggiungere gli effetti attesi.

Questo può capitare quando si perdono di vista gli obiettivi e il messaggio da voler trasmettere durante il processo creativo.

Se il valore informativo non è abbastanza chiaro e forte all’interno della nostra comunicazione, rischia di disorientare l’utente.

A un messaggio debole si aggiungono altri fattori che contribuiscono a far perdere l’orientamento e di conseguenza l’interesse per quello che stiamo comunicando:

  • Un flusso informativo costante;
  • La connessione da diversi dispositivi;
  • L’accesso ad informazioni e contenuti in qualsiasi momento e luogo.

Ogni giorno siamo inondati da una grande quantità di dati e informazioni, perciò la fruizione delle varie piattaforme online è diventata rapida e distratta.

Instagram, il social che mette al centro le immagini

Consideriamo Instagram, uno dei social più diffuso e utilizzato del momento. La piattaforma è strutturata per la promozione esclusiva di contenuti visivi.

Nel “2020 Social Media Marketing Report” dell’azienda statunitense Social Media Examiner, una delle più grandi risorse per il social media marketing, è stato rilevato che:

  • Dal 2019 Instagram è cresciuto del 73%;
  • I social più utilizzati sono Facebook in prima posizione e Instagram in seconda posizione;
  • Le “Instagram Stories” sono passate dal 22% al 46%.

Instagram sta registrando grande successo: le immagini e i video di qualità elevata lo rendono un potente strumento di visual storytelling.

Il problema, però, parte proprio da qui: in questo tipo di ambiente, un contenuto con forte potenziale rischia di passare inosservato. Come possono evitare questo le aziende?

Un primo passo è comprendere il comportamento delle persone negli spazi online.Il consumatore di oggi è distratto. 

Cambia opinione con molta facilità e si lascia condizionare dalle esperienze e dalle recensioni di altri utenti.

Sono le persone a orientare la selezione dei contenuti in base alle loro preferenze.

Che cosa le motiva a scegliere determinati contenuti rispetto ad altri?

Una prima deduzione ci invita a considerare la ricerca effettuata in base alla novità del momento o alla semplice soddisfazione di una curiosità personale. 

Le ragioni in realtà possono essere molteplici.Lo storytelling applicato all’universo digitale è orientato alla creazione di narrazioni piacevoli ed interessanti.

D’altra parte, bisogna orientare il pubblico a visionare ciò che pubblichiamo in modo spontaneo.

Il principio di velocità e l’iperconnessione sono caratteristiche del mondo della rete e determinano un nuovo rapporto con i mezzi di comunicazione digitale.

Qui lo storytelling gioca un ruolo fondamentale ed è la risposta a questo ostacolo. Si ricerca una forma di comunicazione più immediata privilegiando contenuti visivi come un’immagine.

Comunicazione e immagini: come migliorare la brand reputation aziendale

Gli spazi virtuali implicano un cambio di strategia comunicativa

I social prediligono contenuti ricchi di elementi visivi come foto, immagini e infografiche.

Contribuiscono in questo modo a costruire un immaginario visivo ogni volta che un utente si approccia a un determinato argomento.

Ogni elemento di un’immagine è comunicazione: la scelta dei colori, l’inquadratura, i personaggi, lo stile.

Ecco che dal semplice storytelling si parla di visual storytelling.

L’arte di raccontare storie servendosi di immagini, che possono essere foto, infografiche, docufiction o illustrazioni.

Come accennato da Jeena Cucciniello nel suo articolo “Il marketing delle imprese è umano”, “le foto raccontano una storia”.

Le parole chiave sono: immediatezza, semplicità e chiarezza.

Le immagini sono uno strumento di racconto molto potente in quanto  evocative, rapide e favoriscono la memoria.

Nell’opera “The Power of Visual Storytelling” di Ekaterina Walter, vengono riportati dati interessanti:

  • il 90% delle informazioni che arrivano al nostro cervello sono informazioni di tipo visivo;
  • il cervello elabora informazioni di tipo visivo 60.000 volte più velocemente rispetto alle informazioni testuali;
  • il 60% delle persone risponde più efficacemente a stimoli visivi rispetto a stimoli testuali.

Le immagini hanno un forte potenziale narrativo ma non basta scegliere e pubblicarne una qualsiasi.

L’effetto può essere disastroso soprattutto in un ambiente ampio e dispersivo come il web.

Uno sbaglio di questo genere può provocare danni di reputazione aziendale

Come disse Warren Buffet: “Ci vogliono vent’anni per costruire una reputazione e cinque minuti per rovinarla”.

Navigando online capita di imbattersi in aziende che si improvvisano storyteller.

La comunicazione di un’organizzazione sui social non dovrebbe limitarsi alla presentazione dei propri prodotti e/o servizi che può essere fatta su un sito web.

Bisogna creare un universo valoriale che meglio rappresenta il brand. Trasmettere i valori aziendali per metterla in risalto e far percepire al pubblico le qualità distintive rispetto alla concorrenza.

Si crede erroneamente che sia sufficiente un’immagine gradevole per ottenere visibilità e successo.

Non è così. La realtà è un’altra. E ora cercheremo di capire perché.

Come progettare un racconto visivo per l’impresa

Ogni comunicazione di successo inizia dalla pianificazione strategica del contenuto.

Il primo passo per raccontare una storia è porsi delle domande:

  • Cosa si vuole presentare?
  • Chi è il protagonista? Se ci sono altri soggetti, come si rapportano? 
  • Cosa ci comunica lo spazio di azione? 
  • Che cosa si vuole comunicare? Qual è l’obiettivo?
  • Quali valori si desiderano condividere?
  • L’immagine rappresenta la realtà o è un mondo narrativo fittizio?
  • Come si vuole procedere? Come lo comunico?
  • Perché si procede in questo modo?

La struttura di ogni storia ha una serie di elementi spesso ricorrenti: un protagonista, un trauma, una sfida, uno spazio e un tempo definito. 

Attorno a questi elementi viene impostata la linea narrativa.

Tra tutte le domande che ho inserito ritengo che le ultime due siano le più importanti. 

Prima di iniziare un nuovo progetto è importante partire dal suo cuore strategico: fornire una risposta chiara alle domande “come?” e “perché?”.

Uno degli errori più diffusi è concentrare gran parte delle forze sul “Che cosa?”.

Nel contesto della comunicazione, il reale significato di narrazione visivaè spesso confuso: non è sufficiente che un’immagine sia gradevole dal punto di vista fotografico.

Fare visual storytelling significa generare una strategia coinvolgente mescolando arti visive, intrattenimento storia del brand.

È richiesta una strategia ben studiata e un’accurata pianificazione per coinvolgere ed emozionare il target.

La narrazione con le immagini è rappresentare un mondo narrativo realizzato per trasmettere un messaggio per essere condiviso e diffuso.

Ogni storia, infatti, nasce con un proposito preciso per poi essere replicato e trasmesso al nostro destinatario.

Gli effetti del racconto visivo: il lettore diventa protagonista

Ogni immagine genera un effetto su chi l’osserva. Tutto parte dalla comprensione personale del nostro lettore.

Fare storytelling significa entrare in relazione con gli altri, rendendoli protagonisti del progetto”. Queste le parole di Nicoletta Apolito nel suo articolo “L’arte del transmedia storytelling”.

Il lettore è il nostro vero protagonista. Ricordiamocene sempre.

Le aziende spesso fanno l’errore di autocelebrarsi.

Le storie che si limitano a narrare solo gli esiti positivi e le vittorie non sono credibili. Il successo è fatto di fatica e sudore. 

La credibilità è data da altri elementi: dai momenti di difficoltà, dalle cadute, dalla ripresa e una rivincita.

Osservando un’immagine potremmo provare sensazioni diverse: interesse, rassicurazione, rifiuto o paura.

La nostra reazione è individuale e personale. È legata al nostro stato di bisogno di quel momento preciso della nostra vita.

Per esempio, se abbiamo bisogno di essere rassicurati necessitiamo di conforto, cerchiamo una storia che ci tranquillizzi e rassereni.

Se il contenuto non soddisfa il bisogno dell’osservatore, la reazione potrebbe rivelarsi negativa e di rifiuto.Non bisogna generalizzare.

I bisogni narrativi del nostro pubblico sono dinamici e variano in modo rapido.

Si modificano alla velocità di un click.

Le aziende vanno al passo coi tempi e anticipano questi cambiamenti repentini.

La linea narrativa va riadattata ai bisogni dei destinatari.

Creiamo storie per trovare soluzioni. Ad ogni problema c’è una soluzione.

Il nostro lettore deve essere posto al centro, per questo motivo è importante conoscere i suoi gusti, preferenze, interessi e paure.

Queste informazioni sono utili per delineare il profilo del lettore che vogliamo raggiungere.

Il prodotto finale è un’immagine narrativa in grado di suscitare emozioni per coinvolgere ed immedesimare il pubblico.

Il lettore penserà “Questa storia è rivolta proprio a me!”.

L’immagine, infine, deve stimolare un’azione. Una call to action.

Ed è qui che si avrà una prova concreta della forza del messaggio veicolato: si verificherà se si sarà generato l’effetto desiderato.

Talvolta la potenza dell’immaginario visivo viene amplificata dal testo che accompagna le immagini.

Immagini e parole entrano in armonia grazie al legame che li lega.

Il testo conferma ciò che il contenuto visivo comunica.

Nel web è più probabile che una foto abbia maggior diffusione di un testo.

Tutto dipende dagli obiettivi che un’azienda si propone di raggiungere e, quindi, dagli strumenti e i mezzi che sceglie di utilizzare.

In una realtà digitale come quella in cui siamo immersi, la comunicazione per immagini è strategica e vincente.

Quando parliamo di visual storytelling, non dobbiamo sottovalutare il potere delle immagini. Ci vuole cura, dedizione e passione.

Thanks to Nong Vang for sharing their work on Unsplash.

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