Come lo Storytelling aiuta l’impresa a raccontarsi in modo efficace. 

Hai presente un sasso?

Se lo getti in un lago, la sua superficie piatta e limpida improvvisamente si incresperà.

Le onde concentriche, che quel sasso andrà a generare, coinvolgeranno, con densità diversa, gli elementi che in quel momento si troveranno a galleggiare placidi sulla superficie.

Ecco cosa indichiamo con la parola storia.

Questa metafora serve ad aprire le porte alla conoscenza di una moderna disciplina, legata in modo indissolubile all’uso della parola: lo storytelling

Fare storytelling significa comunicare una particolare strategia volta a scuotere le corde intime umane, attivando emozioni e facendo leva sulle sensazioni percettive individuali.

Ideare una storia ci aiuta a scavare oltre l’apparenza.

Dietro una strategia commerciale molto spesso si nascondono storie in grado di appassionare e fidelizzare il cliente al marchio o al prodotto proposto dalle aziende.


Storytelling: le storie sono il filo conduttore del nostro vivere

Sin dalla comparsa dell’uomo sulla Terra le storie sono state il filo conduttore che ha unito epoche e generazioni nel corso degli anni.

L’arte di raccontare storie ha costituito un importante strumento di condivisione dei valori sociali. I racconti si intrecciano con la cultura, sono prodotti del linguaggio ma sono anche interazioni sociali che creano connessioni.

Ogni giorno un singolo essere umano entra in contatto con decine di racconti, le storie scaturiscono dai minuti che compongono il nostro quotidiano.

Oggi letteratura e nuovi media aprono una finestra sul mondo da cui ci affacciamo per comunicare, condividere e apprendere informazioni.

Il mezzo che utilizziamo per raccontare e ascoltare storie lo decidiamo noi, a nostro piacimento.

Dalla semplice visione di una serie tv alle più banali chiacchiere da bar: il mondo divora storie, ne ha fame e se ne nutre.

Le radici dello storytelling si sono estese tanto in profondità nel terreno sociale, che il suo fusto oggi è capace di sorreggere un gran numero di rami.

Ogni settore, oltre ad avere un proprio specifico obiettivo, sviluppa anche capacità narrative diverse.

Lo storytelling appare come una tecnica di comunicazione, di controllo e di potere.

A incentivare le condizioni che vedono lo storytelling come strumento di persuasione sociale in rapida diffusione, hanno inciso l’esplosione di internet e i progressi delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.


Storytelling e coinvolgimento emotivo

Lo storytelling segue uno specifico processo di lavoro per trasformare l’evento o l’oggetto in un racconto capace di far vivere un’esperienza narrativa che altrimenti, senza regole precise, non potrebbe accadere.

L’approccio narrativo è utile se viene utilizzato per creare un flusso informativo capace di coinvolgere ed emozionare il pubblico.

Le tecniche di scrittura creativa possono bastare se l’intenzione è solo quella di creare un episodio simpatico intorno a un oggetto o evento da pubblicizzare.

Scrivere un racconto per implementare una strategia di comunicazione solo a scopo redditizio sarebbe una perdita di tempo e di energie enorme.

Anche perché la potenza narrativa di un marchio non è direttamente proporzionale alle vendite.

Un’altra scelta poco proficua sarebbe quella di vendere senza aver creato un universo simbolico di riferimento che andrebbe mantenuto e sostenuto nel tempo.

Ci vuole pazienza e continuità per sviluppare un progetto narrativo.

Infine, il difetto più grande che un racconto possa avere è quello di intrattenere senza coinvolgere.

Fare storytelling significa entrare in relazione con gli altri, rendendoli protagonisti del progetto.

Il racconto inteso oggi non è composto da sole parole, ma nell’approccio narrativo vengono coinvolti tutti e cinque i sensi attraverso simulazioni del reale.

Fare storytelling significa creare “rappresentazioni”: testuali, visive, sonore, percettive, che un brand, un servizio, una persona possono creare per emozionare e relazionarsi meglio con un pubblico.

Significa anche dare vita a un universo narrativo, una sorta di habitat, da parte di un autore che invita lettori o consumatori a partecipare a un destino.


Il mondo transmediale: tante storie su diversi canali

Il mondo transmediale coinvolge molte storie, sotto varie forme, distribuite attraverso molti canali.

Ciascuna storia mediale può essere capace di emozionare il pubblico.

Ma far sentire il pubblico coinvolto in modo diretto negli eventi della storia è il potere della transmedialità.

I creatori di storie hanno scoperto che il pubblico talvolta pretende di sentirsi parte dell’universo narrato.

La transmedialità va oltre il puro e semplice obiettivo di pubblicizzare intrattenendo.

La transmedialità immerge in profondità il pubblico in esperienze e storie evocando emozioni che non potrebbero essere replicate in un romanzo o un film.

Fare transmedia quindi significa raccontare storie distribuite su più mezzi di comunicazione, simultaneamente o in tempi diversi.

Tutto questo avviene in progetti d’intrattenimento o d’informazione, d’arte, scientifici o promozionali articolati su più piattaforme editoriali.

Le forme di narrazione utilizzate nei progetti transmediali condividono gli stessi elementi narrativi e immaginativi (trame, personaggi, atmosfere).

Le forme di narrazione cambiano, però, a seconda della piattaforma editoriale sulla quale vengono distribuite.

Un esempio? Un libro può diventare una sceneggiatura rielaborata per il cinema. Uno dei suoi personaggi può sviluppare una serie parallela di avventure da essere raccontate in puntate in televisione. E così via.

In un processo transmediale, l’autore deve essere in grado di devolvere parte della paternità della storia per costruire una narrazione sinergica dove il pubblico è invitato a contribuire.

 

Coinvolgere il pubblico: l’importanza dell’engagement

Coinvolgere i propri lettori (i “seguaci”) è un ulteriore punto di forza di un progetto transmediale.

Il successo di un processo transmediale lo determina il pubblico.

Varcato il confine tra immaginario e coinvolgimento emotivo del pubblico, si passa a tradurre la storia anche in un universo emotivo potente e condiviso dalle audience.

L’engagement (il coinvolgimento) è una catena, i cui anelli sono gli intrecci di strategie di comunicazione.

Quelle strategie di comunicazione realizzano un prodotto mediale che entra tanto in profondità nell’intimo delle persone da sentirsi di non poterne più fare a meno.

Il prodotto mediale crea un legame così profondo col suo pubblico da risultare indispensabile.

Se il pubblico interagisce con la storia, il progetto avrà un successo maggiore.

C’è una forte connessione tra il mondo transmediale e l’interazione da parte dei fruitori della storia.

Non sempre è garantito che il pubblico sia attivo.

Quindi bisogna creare strade secondarie che conducano lo stesso alla destinazione finale, ma senza il contributo da parte di nessuno.


Incantesimo narrativo e valore al marchio

Intorno alle emozioni e alle relazioni tra persone gravitano le rappresentazioni testuali, visive e sonore di un universo narrativo.

Cosa significa tutto questo? Provo a spiegarmi meglio.

Pensa alla tua giornata tipo.

Tra il risveglio e la colazione avrai già assistito alla fruizione inconsapevole di almeno una narrazione.

Da Instagram, l’influencer del momento pubblicizza la sua nuova linea di prodotti per la cura della persona.

Presenta colori vivaci, layout accattivante, recensioni positive in primo piano, foto nelle stories del prima e del dopo.

Sottolinea così l’efficacia di un prodotto che libera dall’imbarazzo della pelle grassa.

Ti appassioni così tanto all’idea di quei prodotti miracolosi che vorresti comprarli.

La potenza narrativa si sprigiona dopo una costante, mirata e insistente informazione: quando dal messaggio si passa all’azione.

Come avviene nello specifico questo passaggio?

Analizziamo gli strumenti narrativi che aumentano la credibilità di un marchio

Per prima cosa dobbiamo chiederci: quale servizio unico e mai visto prima proponiamo al nostro pubblico?

Affinché qualcuno presti attenzione alla nostra narrazione, è importante che siamo in grado di portare una novità sul mercato.

Punti di forza, valori e identità aziendale sono le basi da cui potremo partire per edificarla.

Una volta stabiliti questi punti cardine, la ricerca si sposta sugli strumenti più adeguati da utilizzare per aumentare la credibilità di un’azienda.

Scrivere bene è una qualità importante da far scendere in campo, ma non è l’unica.

La narrazione non è composta di sole parole, è fatta di immagini, colori, suoni.

Viviamo nell’era delle narrazioni.

Queste narrazioni sono ideate, divulgate, vendute, seguendo parametri stilistici precisi in base alla destinazione che si vuole raggiungere.

Per garantire un racconto aziendale armonioso e funzionale bisogna valutare e studiare ogni singolo elemento.

Nulla dev’essere dato per scontato, a partire dal valore che vogliamo assegnare al prodotto.


Narrazione di qualità: come opera e su quali linee agisce?

La narrazione parte da un valore negativo, come l’imbarazzo nel caso dell’esempio di prima.

La narrazione poi raggiunge un valore positivo, che si pone come obiettivo la capacità di trasmettere fiducia e garanzia ai futuri acquirenti.

Colori, layout, e piattaforme vengono scelti in base a come si decide di arredare il proprio spazio comunicativo.

La decisione viene presa in seguito allo studio di fasi specifiche di ricerca che tra i tanti compiti si pongono l’obiettivo di stabilire il target della narrazione.

Quali piattaforme utilizzano i nostri fruitori?

Ogni scelta sarà il frutto ponderato e accurato di ore e ore di riunioni e brainstorming.

Ogni minimo particolare non va lasciato al caso.

I profili di molte aziende hanno in risalto sulle loro bacheche i numeri dei followers o i commenti dei propri clienti soddisfatti.

Non si tratta di un gesto di pura vanità.

La “social proof” – la prova di essere credibili e apprezzati dagli altri – garantisce autorialità agli occhi di chi ancora non conosce l’azienda.

In questo modo un ipotetico cliente si sentirà più sicuro a stringere rapporti con essa.

Il pubblico coinvolto crea inserzioni e condivide il nostro lavoro di comunicazione sui suoi canali social.

Agendo in questo modo riesce a trasmettere il senso di appartenenza ad altre persone. Queste persone, che a loro volta, vorranno entrare nell’universo narrativo.

 

Transmedia Storytelling e coinvolgimento dei lettori

È una catena, quella che si crea fra il narratore di storie e chi quelle storie ama fruirle.

Garantire un coinvolgimento attivo dei lettori, del pubblico, è una missione non facile.

Gli obiettivi e il ruolo che viene dato al pubblico dev’essere chiaro.

Spesso il pubblico viene incentivato a partecipare grazie all’introduzione di un premio o riconoscimento finale.

Altre volte gli vengono lanciate delle sfide che tappa dopo tappa gli garantiranno delle scoperte, come in una caccia al tesoro.

Per sviluppare maggior partecipazione, molte storie hanno come ambientazione posti del mondo reale.

A volte l’episodio di una storia viene davvero rappresentato in una piazza. In questo modo il pubblico è testimone diretto di un’esperienza sensoriale.

Poche cose connettono il pubblico alla storia come ricevere gadget o oggetti reali dell’universo narrativo di appartenenza.

Non per forza si tratta di cose costose, ma anche solo un album da colorare può esaltare il fruitore da attrarlo in uno stato più profondo di sintonia col progetto.

Un ulteriore escamotage potrebbe essere quello di fornire un numero di telefono reale durante la storia e invitare il pubblico a chiamare. E poi pagare un attore che risponda davvero a quelle chiamate.

Dare una voce al personaggio contribuisce a compiere un nuovo passo verso il confine tra la finzione e il reale.

Come ultimo elemento da mettere in evidenza per la nostra narrazione è quello di ricreare un’atmosfera unica di coinvolgimento.

Occorre farlo in che il pubblico si senta parte di una comunità privilegiata; e sia orgoglioso di far parte di una cerchia precisa di eletti.

Non c’è distinzione, quindi, su quale sia l’obiettivo finale (un acquisto, un’iscrizione o una condivisione) del nostro raccontare.

Una narrazione valida è chiamata a fare riferimento agli strumenti e agli elementi del Transmedia Storytelling che abbiamo sin qui visto.

Le scelte stilistiche appropriate ne determinano, come conseguenza, il successo.

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(Photo credits: thanks to Jorik Kleen, Unsplash)