Giornalismo e imprese: le storie da raccontare.

Il Brand Journalism ci insegna, prima di tutto, che ci sono storie importanti da raccontare.

Prima storia: come ci siamo conosciuti Maurizio ed io.

Ci siamo conosciuti all’Università degli Studi di Verona il 27 luglio 2018.

Come faccio a ricordare la data? È il giorno in cui ho sostenuto l’esame di “Giornalismo interculturale e multimedialità” del corso di laurea magistrale in Editoria e giornalismo, dove insegna Maurizio.

Un esame significativo che ha rafforzato il mio credo sul valore della parola, proprio a partire dal libro scritto da Maurizio “Il biondino della spider rossa. Crimine, giustizia e media”. Inchiesta giornalistica che racconta un fatto grave dei primi anni ’70 e mette in evidenza la responsabilità dell’informazione nel caso giudiziario.

La seconda storia la racconta Maurizio.

“Giusto 25 anni fa, il 14 febbraio 1995, un brivido di felicità percorse tutto me stesso dopo aver superato l’esame di Stato per diventare giornalista professionista. In una Roma tiepida di un febbraio che pareva annunciare l’imminente primavera”, racconta Maurizio Corte.

S”Passato attraverso le narrazioni della politica locale, i resoconti delle amministrazione comunali, i racconti della vita delle persone meno fortunate, alla fine sono approdato al giornalismo investigativo“, prosegue.

“L’occasione è stata quella dello studio – partito dalla tesi di laurea di una mia studentessa – di un vecchio caso giudiziario. Di quei casi che i giornali hanno considerato, al pari dei magistrati, chiuso. E che è invece tutto da esplorare”, fa notare.

“Cos’hanno a che fare il giornalismo investigativo e il Brand Journalism, verrebbe da chiedersi?
Di sicuro la passione dello scavare in una certa situazione. Scoprirne i lati nascosti, anche scomodi. Contribuire a rendere migliore il contesto in cui si indaga”, sottolinea Maurizio.

 “E di restituire, in modo onesto”, spiega, “un racconto al lettore, appassionandolo, portandolo a interrogarsi, sollecitandolo a contribuire a una società migliore“.

“Tutto questo, come si vede, nulla ha a che vedere con la propaganda. Con le veline”, fa notare.

“Tutto questo ha a che vedere con la spinta che ogni vero imprenditore sente verso l’innovare modi e contenuti del lavoro; verso il migliorare le condizioni di vita; verso il vivere una vita migliore. E certo verso il giusto guadagno di un onesto lavoro al servizio di sé stessi e degli altri”, spiega Maurizio.

“Se il Brand Journalism riesce a rendere migliore anche solo un’impresa e l’ambiente che ha attorno, allora ha raggiunto il suo obiettivo”, sottolinea. “E il giornalismo tout-court non può che gioirne”.

Il terzo punto non è una storia, ma il perché di quest’avventura. Perché sappiamo quanto bene e quanto male si può fare con le parole, con racconti menzogneri o con mancate verità. 

E quanto bisogno di intermediazione culturale c’è nelle imprese e nella società civile in genere.

La sua esperienza come giornalista e come docente universitario, la mia esperienza nelle aziende, i suoi studi e i miei studi, la comune passione per la cultura ci hanno portato a pensare e a progettare questo spazio per aiutare le imprese a crescere attraverso la parola e una narrazione di valore.

Il Brand Journalism è un progetto che dà significato alle esperienze, agli studi, ma più di tutto ai valori che ci piace testimoniare. 

Libertà, rispetto, umanità, equità, ecologia, sostenibilità sono una parte di quel che siamo e desideriamo metterlo a disposizione di chi, come Maurizio e io, crede che possano ancora esistere azioni e imprese di valore.

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