Le nuove frontiere del lavoro e il ruolo della comunicazione con il Covid-19.

La trasformazione digitale in atto applicata in ambito lavorativo coinvolge non solo le imprese ma anche i dipendenti e i cittadini.

Per il futuro si prospettano grandi novità in questo campo e con l’adozione di nuove modalità di lavoro si presuppone un cambio di mentalità.

Il Covid è comparso d’improvviso senza darci modo di prepararci per affrontarlo adeguatamente; le aziende in poco tempo hanno dovuto rimboccarsi le maniche e trovare delle soluzioni per poter garantire il proseguimento del lavoro.

La situazione non ha colpito solo le imprese: la maggioranza dei lavoratori, ad eccezione di alcune categorie, si è trovata improvvisamente a casa senza sicurezze e garanzie.

La realtà è che siamo spaventati da tutto ciò che non possiamo governare.

In questi mesi ha prevalso un senso di insicurezza e di disorientamento che proviamo tuttora a causa delle notizie poco confortanti che prevedono uno scenario incerto e instabile.

Ci manca una prospettiva di vita e di società che guardi al lungo periodo”. Queste le parole di Maurizio Corte nell’articolo “Giornalismo e imprese: come guardare al futuro con fiducia”.

All’estero la modalità di lavoro agile è ormai adottata in gran parte delle aziende.

Il nostro paese al contrario si è mosso molto lentamente a causa delle barriere culturali.

Ogni cambiamento presuppone un cambio di mentalità da parte di tutto il team di lavoro; il Covid ha rivoluzionato il nostro modo di interagire con i colleghi e il modo di organizzare le mansioni.

Senza contare che anche nel luogo di lavoro si devono rispettare le regole di distanziamento fisico.

Una distanza visibile a causa dell’installazione obbligatoria di vetri protettivi che separano le persone le une dalle altre; una barriera che è pur sempre presente e condiziona la relazione.

Guardandoci attorno siamo sommersi da avvisi e raccomandazioni che ci esortano a rispettare le regole di prevenzione per salvaguardare il bene nostro e quello degli altri.

Nel nostro paese lo smart working appare come una modalità di lavoro flessibile che viene adottata più per questioni di necessità che di reale novità a beneficio di tutti i lavoratori.

Come lo smart working sta cambiando abitudini e relazioni

Lo smart working sarà una scelta temporanea o in un futuro prossimo continueremo a lavorare a distanza?

Questa “nuova” modalità sostituirà il lavoro da ufficio? Se ci ragioniamo, sono questi alcuni dei quesiti che ognuno di noi si sta ponendo.

Per una giovane come me non trovo sia complesso adattarsi in tempi rapidi e  destreggiarsi tra diverse piattaforme e strumenti.

È innegabile, lavorare da casa è comodo; possiamo dedicare più tempo per noi stessi senza dover uscire di casa di fretta col terrore di perdere il treno o il bus per raggiungere l’ufficio. Senza contare il notevole risparmio economico per gli spostamenti e le eventuali spese per il ristorante. Tutto questo è entusiasmante ma a quale costo?

In questi ultimi mesi ho avuto l’occasione e la fortuna di proseguire un percorso formativo online.

Con la ripresa della formazione da remoto ho avuto modo di confrontarmi sia con i miei colleghi di corso sia con i referenti delle attività.

Organizzarsi in tempi rapidi è stata un’impresa; un punto di debolezza è stata la comunicazione, forse lenta e non costante.

Inoltre quando non si riceve un feedback in tempi rapidi cresce la tensione e l’incertezza; non si sa con precisione le tempistiche e le modalità di ripresa del servizio.

Se c’è una cosa che mi è mancata di più durante il periodo di formazione online è il contatto umano; non poter vedere i colleghi, condividere momenti di confronto o scambiare quattro chiacchiere con i professionisti di settore.

Quando ti ritrovi dietro a uno schermo cambia tutto e diventa difficile entrare in sintonia con l’altro, percepire le sue emozioni o i suoi stati d’animo. 

L’unico contatto consentito è mediato da uno schermo, così freddo e distante.

Da un lato ho raggiunto i miei obiettivi: ho avuto modo di completare il mio percorso, presentare un progetto che mi ha richiesto ore di lavoro e ricerca e infine ottenere una certificazione finale.

Alla fine è così, ciò che ci motiva è il senso di gratificazione che proviamo quando otteniamo ciò che desideriamo e quando raggiungiamo gli scopi che ci siamo prefissati.

Tuttavia si avverte che manca qualcosa, i collegamenti a distanza difficilmente potranno sostituirsi al contatto personale e fisico che è possibile in un determinato contesto.

La ridefinizione degli spazi di lavoro

Collaborare e comunicare a distanza con un team di lavoro può risultare complesso se non si dispongono dei mezzi e degli strumenti comunicativi adeguati. 

Durante le riunioni online a cui ho preso parte mi è capitato di pormi alcuni interrogativi: 

  • Come posso sintetizzare dati complessi e trasmetterli in maniera comprensibile a chi mi ascolta? 
  • Quali strumenti ho a supporto per presentare dei grafici o degli schemi?
  • Qual è l’informazione chiave? Il mio interlocutore avrà colto il messaggio?

Una video-conferenza può rivelarsi stressante se non si comunica bene e in maniera efficace. Peggio se non si dispongono di strumenti di supporto.

Trovarsi in una situazione analoga ci aiuta a cogliere i punti di debolezza e in base alle problematiche proporre delle soluzioni per migliorare lo scambio informativo.

Un ulteriore fattore di disagio è la velocità di connessione alla rete che se non sufficientemente rapida si presenta il rischio di perdere informazioni preziose e di rallentare il lavoro.

Tutte le situazioni sopra elencate le ho sperimentate in prima persona ma ci tengo a precisare che non sono gli unici aspetti rilevati.

A fronte di qualsiasi disagio si cerca di trovare una soluzione: nel mio caso a causa della connessione lenta si aveva il permesso di disattivare la videocamera.

Mi sono resa conto ben presto che non osservare il proprio interlocutore è frustrante; l’impressione è quella di interagire e comunicare a vuoto.

È proprio vero, il contatto umano è tutto e non possiamo farne a meno.

Senza aver la possibilità di osservare le espressioni e il comportamento della persona a cui ci rivolgiamo, risulta impossibile verificare a colpo d’occhio se il messaggio veicolato sia stato correttamente recepito.

Il lavoro in team si presta maggiormente ad un contesto fisico vis-a-vis per lo scambio di informazioni e per velocizzare il processo di generazione di nuove idee.

Questo ci fa riflettere come nei processi di trasformazione digitale le imprese devono prestare attenzione a non mettere in secondo piano la comunicazione e il lato umano del lavoro.

Comunicazione, relazione e fiducia. Ripensare la cultura organizzativa

Le novità in ambito lavorativo e la crisi sanitaria hanno fatto emergere l’importanza e il valore del fattore umano.

La persona va posta al centro; alla fine la scelta del posto di lavoro non dipende solo dalla retribuzione media.

La decisione finale è influenzata dalla flessibilità lavorativa, l’autonomia, il clima aziendale e soprattutto dal livello di fiducia che si instaura tra leader e collaboratore.

Il ruolo dell’azienda è cruciale, la comunicazione non va mai messa in secondo piano. Le imprese sono costituite da persone: il dipendente non va trattato come se fosse una macchina; gli devono essere forniti gli strumenti per operare, ha bisogno di essere supportato, ascoltato, motivato.

Il mondo aziendale sta cambiando e ne dobbiamo prendere atto iniziando a ragionare sulle conseguenze future rispetto al nostro modo di vivere e di interagire.

Viviamo in un momento storico carico di paura, incertezza e situazioni che rischiano di bloccare le persone e le imprese piuttosto che motivarle e rassicurarle

Come ha scritto Maurizio Corte nel suo articolo “Imprese e gestione dell’incertezza”: “L’incertezza blocca ciascuno di noi”.

Ed è proprio qui il punto di partenza: partire dalla comunicazione interna per infondere un senso di sicurezza e fiducia.

L’ideale poi sarebbe trovare il giusto equilibrio per mettere in pratica lo smart working in modo organizzato prestando attenzione a non eliminare i confini tra vita privata e lavorativa.

Comunicazione, relazione e fiducia: trovo che siano queste le parole chiave che meglio riassumono il mio pensiero

L’ordine non è casuale: senza una comunicazione aperta e bi-direzionale non si può instaurare una relazione e senza la preesistenza di un rapporto non si può alimentare quella fiducia che nasce tra leader e collaboratore.

Le imprese, la comunicazione e il fattore umano sono i principi che ispirano il lavoro del team di professionisti di Plaza Media Company.

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(Photo credits: thanks to Javier Allegue Barros, Unsplash)