BRAND JOURNALISM: QUANDO UTILIZZARLO. LE ETA’ E I MOMENTI DELLE IMPRESE. 

Alla domanda “quando utilizzare il brand journalism nelle imprese?” rispondo senza alcuna esitazione: “sempre”.

Se da un lato, la narrazione chiede la presenza dell’altro – un pubblico più o meno ristretto o anche una sola persona – dall’altro, l’utilizzo del brand journalism non si risolve necessariamente con una pubblicazione bulimica di notizie e informazioni riguardo l’impresa.

Nel quando, c’è un quanto che va da zero al giusto, non troppo e non troppo poco.

Tanta parte della produzione letteraria, di autrici e autori più o meno noti, spesso rimane inedita. Così succede nelle imprese, parte della produzione del Brand Journalism può rimanere inedita al pubblico, conservata negli archivi della storia.

Nasce allora spontanea la domanda: “perché farlo allora?”

Perché la rappresentazione narrativa d’impresa e la sua condivisione sono solo una piccola parte del processo virtuoso del brand journalism.

Il brand journalism nasce dal desiderio di ricerca, di introspezione e di lettura della realtà dell’impresa. Come? Attraverso le tecniche del giornalismo investigativo che Maurizio ci introdurrà in uno dei prossimi articoli.

 

Brand Journalism: strumento per celebrare le imprese

 

Ma allora, ritornando alla nostra domanda “quando utilizzare il brand journalism nelle imprese?”, mi fermo e rifletto sul tempo dello scrivere delle persone nella vita quotidiana.

Mi vengono in mente prima di tutto le occasioni celebrative di un traguardo raggiunto, di una storia e di una tradizione d’impresa che lascia il segno nelle persone e nelle comunità.

Perché raccontare le imprese alimenta la memoria e lascia le tracce dell’agire umano.

Quali sono le ricorrenze da celebrare nell’impresa? Penso agli anniversari di costituzione, i compleanni delle imprese.

Momenti che aiutano a ricordare il passato, per leggere il presente e progettare il futuro. Dentro ai fatti narrati c’è la memorabilità dell’impresa, perché dentro agli eventi dell’azienda o della società no-profit c’è quasi sempre il viaggio dell’eroe, che analizzeremo più avanti.

La celebrazione narrativa delle imprese è un rito. Nel rito, ci insegna la sociologia, c’è la ripetizione di azioni e/o comportamenti, che creano e rafforzano i legami di comunità.

Raccontare la storia dell’impresa alimenta il senso di comunità dei suoi componenti.

Quindi possiamo dire che un primo quando, ci parla di storia e di memoria.

Quando utilizzare il Brand Journalism nelle imprese:  per condividere le innovazioni

Quando entro in libreria e osservo i libri, quando leggo di scoperte e innovazioni, provo un senso profondo di gratitudine verso gli autori e i fautori delle ricerche. E penso: “Se non avessero condiviso la loro opera, il mondo sarebbe più povero”.

La mia gratitudine è collegata alla generosità nello spartire con l’umanità la loro multiforme genialità.

Allora, un altro “quando” del Brand Journalism nelle imprese è sicuramente “quando c’è una cosa nuova e bella da raccontare“. La bellezza non si limita al concetto estetico, ma si estende alla capacità di lasciare il mondo un pochino migliore.

Le imprese, aziende o società no-profit, per esistere, in questo preciso momento storico, devono saper coniugare la tradizione con l’innovazione. Quando parliamo di innovazione, ci riferiamo a idee e intuizioni profonde che cambiano radicalmente l’esperienza dell’individuo rispetto a un prodotto o a un servizio.

Ci ricorda Alf Rehn nel suo libro Innovare davvero: Come smettere di parlare a vuoto di innovazione e costruire culture profondamente creative:

“Esistono quattro elementi, o valori culturali, interconnessi che definiscono le culture dell’innovazione profonda.
I quattro elementi/valori sono, in ordine casuale:
Rispetto
Reciprocità
Responsabilità
Riflessione
Ognuno di essi accresce quella sicurezza psicologica che è imprescindibile per i membri dell’organizzazione e promuove a sua volta un coinvolgimento ulteriore nella cultura dell’innovazione dell’azienda.”

Un “quando” importante del Brand Journalism è sicuramente il tempo dell’innovazione.

Innovazione che si costruisce con i valori.

 

Brand Journalism: il quando dei valori

A parlare di valori si rischia di cadere nella retorica. Cosa sono e cosa rappresentano? 

Sono sicuramente quella parte intangibile dell’esistenza umana che muove le scelte e le azioni dell’individuo. Rappresentano il faro, la direzione e l’etica dell’impresa.

Il valore che muove tutti i valori è la cura. Come suggerito da Rehn rispetto, reciprocità, responsabilità e riflessione ci parlano di cura, di attenzione verso l’altro.

E la sensazione di sentirsi curati genera, nei processi cognitivi delle persone, uno status di serenità che attiva la creatività e quel welfare tanto blasonato e di moda.

I valori che rispondono alle importanti domande esistenziali sono: la libertà, l’uguaglianza, il rispetto per le persone e per l’ambiente, la trasparenza, la pace e la competitività, intesa nel senso letterario del termine competere (da cum-petere, convergere verso lo stesso punto). E tanto altro.

Il Brand Journalism è un veicolo di trasmissione di valori potente, in un “quando” che va calibrato rispetto le esigenze e lo stato delle cose del momento. Essere nel posto giusto, al momento giusto, è ancora un paradigma che fa la differenza nelle cose.

E uno dei momenti più significativi, in cui parlare di valori, sono sicuramente le crisi.

Brand Journalism: affrontare la crisi

Un altro “quando” del brand Journalism è rappresentato dai momenti di crisi.

Abbiamo visto in due articoli precedenti la gestione della crisi dal punto di vista teorico e applicato a casi concreti.

Saper dire il giusto, al momento giusto, mette al riparo le imprese da uno dei danni più pericolosi nei tempi del cyber spazio, il danno reputazionale.

Perché se non racconti tu la verità dei fatti, ci penserà qualcun altro da fuori a raccontarla.

Non mi dilungherò sull’argomento, mi preme solo sottolineare l’importanza del saper scegliere con intelligenza come e quando comunicare soprattutto in tempi di grande incertezza.

Brand Journalism: mettere ordine nelle idee

Come abbiamo detto all’inizio, il Brand Journalism può produrre una serie di materiali che rimangono ad uso esclusivo di un pubblico ristretto, anche una sola persona, l’imprenditore o il responsabile d’impresa.

Nella maggior parte dei casi questo processo nasce dalla necessità di vedere la realtà con maggiore obiettività, per riordinare i progetti e le prospettive.

Capita a tutti di avere mille cose da fare, tante idee per la testa.
Il Brand Journalism è un taccuino ideale per l’impresa, per raccogliere informazioni, gerarchizzarle in modo adeguate, per costruire un processo narrativo che, attraverso valori, costruisca valore.

Ben sappiamo come nella vita degli individui, ci siano tempi e modi diversi di comunicare.
Generalmente più si diventa grandi e più si ha bisogno di comunicare, per ricordare. 

Al pari, le nuove generazioni, iperconnesse, esprimono il loro “esistere” attraverso la comunicazione nei social network. 

Cambiano i modi, ma la sostanza rimane la stessa: l’uomo per esistere ha bisogno di raccontare. E lo stesso vale per le imprese, in qualità di organismi sociali. 

Le età dell’impresa segnano il passo dei tempi e dei modi della comunicazione, per dare valore alla tradizione, all’innovazione, ai valori e anche alle difficoltà, come momenti di crescita.

Il quando utilizzare il Brand Journalism nelle imprese è un elemento fondamentale e strategico per la crescita e la buona salute delle aziende o delle società no-profit, di quel fare impresa che cura e crea valore.

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