Le imprese del turismo, della ristorazione e dell’enogastronomia possono cambiare in meglio e rilanciarsi.

Il Coronavirus è una grande occasione di rinnovamento. A cui tutte le imprese sono chiamate.

C’è un mondo nuovo da costruire. Perché tornare al vecchio non è possibile. E non è proprio il caso di farlo.

L’isolamento e la chiusura temporanea di tante imprese del turismo, della ristorazione e del comparto enogastronomico hanno portato alla luce le criticità di un comparto che rappresenta il 13% del Prodotto interno lordo italiano.

Chiariamo subito una cosa: grande non è sempre bello. E crescita non è sempre crescita felice.

Di un turismo sovraffollato, con tanti numeri ma poco fatturato proporzionale, che saccheggia le risorse, stressa gli ambienti urbani e consuma le opere d’arte, possiamo tutti fare a meno.

Non è quello il turismo che consentirà a tante aziende di riprendere. Serve ben altro.

Non solo. Come sottolinea Andrew Evans, giornalista specializzato di NbcNews, “il Coronavirus cambierà il modo in cui noi viaggiamo. E questo sarà probabilmente un bene per noi”. 

 

Turismo e ristorazione: come uscire dalla crisi

Le crisi economiche hanno una caratteristica, certo poco simpatica per qualcuno: portano i nodi al pettine. E fanno crollare le imprese che sono in bilico.

Parlo delle imprese indebitate per una cattiva gestione (o per investimenti sbagliati).

Parlo delle imprese – nella ristorazione e nel turismo ve ne sono, purtroppo – dove più del lavoro, della cura dell’azienda, del rispetto e formazione del personale, la fanno da padrona lo sfruttamento e certe passioni poco nobili.

Il 90% è formato per fortuna da imprese sane, frutto di sacrifici e di grande professionalità.

Cosa è possibile fare per le imprese di qualità del turismo, dell’enogastronomia e della ristorazione?

Le imprese virtuose, che hanno pagato le imposte e sono in regola con i contributi previdenziali, meritano uno stop alle imposte e alle tasse fino a tutto il 2021.

Proposta, quest’ultima, rilanciata da Carlo Petrini di Slow Food sul giornale Foodyes.

Chi è in affitto, con contratti regolari, merita un aiuto anche su questo fronte sino al dicembre del 2021.

Le stesse virtuose imprese meritano un finanziamento a tasso zero da restituire con un piano di 10, 15 o 20 anni.

Un’operazione di questo genere va fatta in un quadro di riforma fiscale generale. O almeno del comparto turistico, ristorativo e dell’enogastronomia.

Quella riforma deve andare di pari passo con una riforma legislativa che metta ordine, semplifichi e snellisca tutta la normativa del comparto.

In entrambi i casi, lo stop a tasse e imposte e il finanziamento a tasso zero, questa massiccia iniezione di liquidità e di tagli fiscali va concessa a fronte di un piano imprenditoriale pluriennale.

Le organizzazioni dei commercianti e dei ristoratori possono mettere a disposizione consulenti specializzati nel redigere quei piani.

Quegli stessi consulenti possono porre così le imprese del turismo, della ristorazione e dell’enogastronomia – micro o piccole o medie aziende che siano – in grado di progettare il loro futuro in modo professionale. 

E’ insomma l’occasione per una ripartenza su basi nuove:

  • un turismo con imprese dai conti finanziari in ordine;
  • un turismo con imprese messe sulla strada di una giusta tassazione;
  • un turismo con imprese che pagheranno, dopo il 2021, tasse e imposte fino in fondo ma con aliquote eque e non da strozzini di Stato;
  • un turismo con una capacità imprenditoriale amplificata dalla progettualità e dagli investimenti;
  • un turismo sostenibile, attento all’ambiente e all’insegna della qualità;
  • un turismo, certo, non per tutti, perché non tutti sanno fare gli imprenditori del turismo e della ristorazione;
  • un turismo dei diritti, del rispetto delle persone, dei contratti di lavoro regolari, con stipendi adeguati alle mansioni e ore di lavoro retribuite il giusto;
  • un turismo, una ristorazione, un’enogastronomia di una qualità anche “etica”, a misura di persona e certo condotta all’insegna della salubrità

Parliamo di centinaia di miliardi di euro. Soldi che lo Stato non può e non deve trovare facendo altro debito.

Come si trovano i soldi?

Costruendo un fondo internazionale che può raccogliere investitori italiani e stranieri interessati a mettere parte dei loro risparmi in un’imprenditoria nota al mondo per la qualità del Made in Italy.

Un’imprenditoria sorretta da progettualità professionale, regole chiare, obiettivi e consulenti all’altezza.

Sto parlando di un’imprenditoria etica, dal taglio umanistico. E lo dico, con orgoglio, da giornalista veneto.

Perché in Veneto – come in tutte le regioni di questa Italia delle diversità imprenditoriali – vi sono esempi sublimi di imprese intrise di profonda umanità.

 

Comunicazione Strategica e Brand Journalism 

Il rilancio del turismo, della ristorazione e dell’enogastronomia passa anche attraverso una comunicazione di qualità.

Non mi riferisco solo alla comunicazione attraverso i media di massa.

Vi è tutta una comunicazione interpersonale – in via diretta o mediata dagli smartphone – che richiede attenzione all’Altro, atteggiamento empatico, disponibilità e attenzione verso il cliente.

E’ la stessa “negoziazione di significati” fra commerciante e cliente che viene riformulata.

La ripartenza è insomma una ripartenza anche sul piano comunicativo.

La Comunicazione Strategica poi si declina anche in una comunicazione attraverso i mass media e i canali digitali.

Con Sonia Gastaldi in questo blog proponiamo l’approccio del Brand Journalism.

Il Giornalismo d’Impresa si muove lungo poche ma fondamentali linee operative:

  • conoscenza dell’impresa che comunica, attraverso le tecniche del giornalismo investigativo;
  • ascolto delle richieste dei clienti (reali o potenziali) e degli obiettivi dell’impresa per farli incontrare;
  • redazione di un Piano di Comunicazione che analizza il contesto, identifica il target (gruppo esteso di clienti) e le Buyer Personas (i clienti-tipo), sceglie gli strumenti e i mezzi della comunicazione;
  • verifica dei risultati, che grazie al mondo digitale non possono che essere veritieri e non frutto di fantasia

La (mala) festa del turismo straccione, succhia energie e risorse, insostenibile, è finita.

Possiamo passare – basta volerlo – alla fase successiva.

La fase successiva è quella di un turismo di qualità, all’insegna dell’etica e del rispetto dei diritti, della qualità ambientale e della sostenibilità.

Un turismo, una ristorazione, un’enogastronomia che certo possono beneficiare di una Comunicazione Strategica e del Brand Journalism.

L’importante è che anche quella comunicazione e quel giornalismo siano rispettosi dell’Altro, etici e dalla parte della sostenibilità.

Vi è infatti “una necessità sostanziale di valorizzazione etica ed umana dei contenuti“, come consiglia Silvia Baratta, dell’agenzia di marketing e comunicazione Gheusis.

L’emergenza Covid-19 ha insomma riportato al centro la “persona”.

E’ tornata in partita quella realtà antropologica e quel concetto che da oltre vent’anni ho messo al centro del Giornalismo Interculturale.

E’ la volta buona che ripartiamo su basi più giuste ed efficaci? Io ci credo.

Per questo con Sonia Gastaldi ho messo in piedi una task force di ricercatrici e consulenti che studia – con tecnica universitaria – il modo più adeguato di fare comunicazione e giornalismo in ambito imprenditoriale.

E fare comunicazione e giornalismo in modo “diverso”.

Perché turismo, ristorazione, enogastronomia non sono solo una quota importante del reddito nazionale.

Vino, gastronomia, ristorazione, turismo sono sostanza culturale di un’Italia che ha voglia e capacità di tornare a volare. Nel modo giusto.

Vuoi approfondire i concetti che ti ho espresso in questo articolo sugli attori del Giornalismo d’Impresa? Hai una tua opinione da esprimere su cui costruire un articolo anche come “guest blogger”?

Scrivici alla email della redazione di Brand Journalist: redazione@brandjournalist.it

Puoi seguirci sul profilo LinkedIn di Brand Journalist.

(Photo credits: thanks to Tom Podmore, Unsplash)