Come il Brand Journalism può contribuire ad affrontare il “tempo liquido” che stiamo vivendo?

L’incertezza può essere spaventosa.

L’incertezza può intossicarci sia a livello di salute mentale che di senso critico, quando siamo chiamati ad assumere decisioni importanti per la nostra impresa.

A dirlo è Mark Schaefer, che nel suo blog Businessesgrow affronta in una serie di articoli il tema del Coronavirus.

E si occupa delle implicazioni che il Coronavirus ha per il marketing, la comunicazione e le imprese.

Scrive Mark Schaefer: “Uncertainty can be terrifying. And chronic business uncertainty like we’re experiencing now could have toxic implications for your health, mental well-being”.

E prosegue osservando che l’incertezza può avere conseguenze per “the ability to make the critical decisions you need to make for your career and your family”.

Mark Schaefer propone allora “six practical ideas to deal with uncertainty and put you in the best possible mental state for your life and your business”.

Ecco le sei idee pratiche, pronte all’uso:

  • essere consapevoli della situazione di panico e rispondere,
  • identificare i fatti a portata di mano,
  • riconoscere che l’incertezza aziendale non è un fallimento personale,
  • concentrarsi su tre priorità note,
  • concentrati sulle azioni positive (anche se sono imperfette),
  • smetterla di chiedersi: “E se?”

Il giornalismo e la situazione di panico

Come può il giornalismo aiutarci a essere consapevoli della situazione di panico che possiamo star vivendo? Come può aiutarci a rispondere?

Va detto innanzi tutto che il fare giornalismo richiede curiosità, capacità di analisi rapida, volontà di cogliere le criticità.

E’ questa la sezione “investigativa” del giornalismo.

Alla parte investigativa il giornalista fa seguire poi l’intervento: identificate le cause di una situazione di panico, il giornalismo punta a ricercare la soluzione.

In questo caso, la ricerca della quiete e della calma necessarie per liberarci dall’angoscia dell’esistente. E per trovare soluzioni idonee.

Mi è sempre piaciuto pensare, fin da ragazzino, che “se vi è un problema, di certo vi è una soluzione”.

Non può insomma esservi problema senza soluzione, altrimenti è un non-problema, un finto quesito.

L’abilità sta nel ricercare la soluzione corretta. E la spinta di inchiesta del giornalismo aiuta proprio in questo: con metodo, con fantasia, con rigore.

Identificare i fatti e agire sulla base dei dati concreti

Il giornalismo ha in comune con la ricerca universitaria – a cui mi dedico da oltre vent’anni nel campo del rapporto fra “media e diversità culturale” – una grande dote: la passione per la verità sostanziale dei fatti.

Occorre, quindi, che come impresa si identifichino i fatti. I dati concreti.

Non ha senso sognare di vivere in un mondo senza il “problema critico del momento” (oggi identificato con il Covid-19).

Non ha però neppure senso disperare e pensare che i fatti che abbiamo davanti ci sommergano.

“Il giornalismo è selezione”, ci ricorda il sociologo Carlo Sorrentino nei suoi libri sul fare giornalismo.

Ebbene, il Brand Journalism ci consente di selezionare i fatti che contano. Ciò che incide sulla situazione della nostra impresa.

Selezionati i fatti che contano, separandoli dagli orpelli e dalle inutili paure, si interviene con risposte funzionali.

Un esempio, semplice ma efficace, me l’ha portato ieri la vineria dove di solito mi servo per dell’eccellente vino Valpolicella sfuso di qualità.

Ho cercato sul loro sito per capire se potevano portarmi il vino a casa. Ho scoperto, con rammarico, che sono chiusi fino al 13 aprile 2020.

Mi sono allora rivolto a una vineria che dista un’ora d’auto almeno da casa mia.
“Riuscite a consegnarmi il vino, anche se siete così distanti”.

In 24 ore mi hanno fornito via whatsapp il catalogo dei vini, con i prezzi. Hanno preso accordi con una vineria della mia zona che non conoscevo. E mi hanno fatto la consegna in sicurezza.

Mi hanno risolto un problema. E hanno acquisito un cliente.
L’altro negozio, intanto, si starà baloccando sull’incertezza delle chiusure decise dal governo e sulle limitazioni agli spostamenti fra zone comunali diverse.

Il giornalismo e i fallimenti personali

Noi giornalisti amiamo le “storie”.

Siamo sotto sotto dei narratori appassionati, che amano raccontare quanto di umano, troppo umano ci circonda.

“E’ una storia che si fa leggere”, amava ripetere il mio capocronista, Francesco, quando gli proponevo qualche evento che meritava la nostra attenzione.

La passione per le storie, per un giornalista, non è però una droga per la mente.

Non ci facciamo prendere la mano, se siamo professionisti.

Il giornalismo sa distinguere ciò che è vero, sulla base degli elementi sul campo, da ciò che è mera interpretazione personale.

Anche in questo, un giornalista può essere di aiuto per un imprenditore (profit o no-profit) nel capire che l’incertezza negli affari non è un fallimento personale.

L’incertezza negli affari non sarebbe mai, per un giornalista, “una storia personale di fallimento” da raccontare.

Un giornalista degno di questo nome sa distinguere gli eventi e i contesti critici dai personali interventi e dalle personali responsabilità.

Le tre priorità e il focalizzarsi sulle azioni positive

Mark Schaefer nel suo articolo sul suo blog Businessegrow fa notare come tutti possiamo identificare le “3 Grandi Priorità” della nostra attività (imprenditoriale e non); e a concentrarci sulle azioni positive.

Il giornalismo anche in questo è di aiuto: sa distinguere – con la sua azione quotidiana di “agenda setting” – ciò che è importante dalle quisquilie.

Il giornalismo, fra tanti eventi e fatti, scegliere ciò che merita di diventare “notizia”.

Un giornalista ti è perciò di aiuto nell’identificare le “3 Grandi Notizie” della tua attività, della tua esperienza.

Un giornalista è portato a livello professionale a identificare le priorità che ti appartengono.

Quanto al focalizzarsi sulle azioni positive, Mark Schaefer scrive: “Where you focus your attention determines your emotional state”.

“When you fixate on the problems that you’re facing, you create and prolong negative emotions and stress, which hinders performance”, aggiunge poi.

E osserva: “When you focus on actions, you create a sense of personal efficacy that produces positive emotions and improves mental performance”.

Ecco, il giornalismo è narrazione di “azioni”, non di situazioni statiche.

Proprio dell’essere giornalisti è cogliere il “movimento” là dove si manifesta, anche attraverso impercettibili indizi.

Il giornalismo può quindi aiutare l’impresa a focalizzarsi sulle azioni. A creare così un senso di “efficacia personale”.

E, come osserva Schaefer, quel senso di efficacia personale produce emozioni positive e accresce le performance della nostra mente.

Giornalismo e battaglia contro l’incertezza

“What if? statements throw fuel on the fire of stress and worry”, scrive Mark Schaefer nel suo articolo.

Il giornalismo – come la storiografia – non lavora sul “se fosse accaduto”, “se vi fosse questo o quello”.

Il giornalismo, nella sua accezione di racconto del reale e di cronaca del quotidiano, si basa sull’evidenza e sulla verità sostanziale dei fatti.

Il giornalismo “va al punto”.

!The virus is not in your control. Unemployment is not in your control. The economy is not in your control”, conclude Mark Schaefer nel suo articolo sul blog Businessesgrow.

“What’s in your control are the decisions you make and taking positive actions on those decisions”, sottolinea l’esperto di web marketing e social media communication.

Ecco, il Brand Journalism è utile in questo: nell’andare al concreto, ai dati, ai fatti, all’accadere. E nello scartare ciò che non esiste se non nella nostra mente.

Per tutte queste ragioni, il Brand Journalism è una disciplina che supporta le imprese in questa fase critica. E le aiuta a superare l’incertezza e le sue negative conseguenze.

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