Ascolto, verità, servizio e linguaggio sono gli strumenti del giornalismo per la ripresa di un’azienda.

La crisi del Coronavirus ci ha trasmesso alcuni insegnamenti. Credo che su questo si possa convenire oltre ogni ragionevole dubbio:

  • la competenza nella comunicazione può salvare vite umane o condannarle alla sparizione. Lo stesso – salvataggio o fallimento – accade con le organizzazioni e le aziende;
  • l’indecisione, frutto della scarsa conoscenza e della paura di agire, rallenta i processi, le scelte e si trasforma in carburante dell’impotenza;
  • l’incompetenza, la sordità di fronte a chi sa, a chi è in grado di vedere e capire conduce dritti verso il burrone;
  • le parole pesano quanto e più delle azioni nel determinare le situazioni;
  • lo spirito di servizio e di sacrificio, unito al “saper fare” e al “sapere”, possono cambiare i destini di una crisi, in peggio o in meglio. 

Come insegna Mark Schaefer, social media strategist e marketing consultant di livello internazionale, la ripartenza dopo una crisi come quella legata al Covid-19 passa dall’ascoltare le esigenze di chi vogliamo servire.

Si tratta di “aiutare”, prima che di pensare a fatturare, dice Schaefer.

L’aiuto passa dall’ascolto dell’altra persona (l’Ideal Reader o la Buyer Persona come la si voglia chiamare) e da una domanda: “In che cosa posso esserti utile?”.

Ecco, il giornalismo – lo Human Centered Journalism – comincia con l’ascolto.

L’ascolto è composto da una serie di fattori:

  • ricezione attiva del reale,
  • osservazione delle forze in campo,
  • comprensione degli schemi,
  • inquadramento del problema,
  • selezione degli elementi essenziali e loro inquadramento.

Sono tutte operazioni proprie del “newsmaking”, della routine giornalistica che cerca, seleziona e presenta le informazioni sotto forma di notizie.


La verità del Giornalismo come strumento di crescita dell’impresa

Il Giornalismo porta solo verità all’impresa.

Lo fa investigando i settori critici e i punti di forza dell’organizzazione.

Un’investigazione condotta con la misura e la saggezza propria dell’investigative journalism. 

Solo un’operazione di verità consente di sapere da quale terreno ripartire.

Da dove è il caso di rimettersi in moto per raggiungere obiettivi realistici e di vantaggio per un’azienda o un’organizzazione no-profit.

E’ una verità – quella del giornalismo orientato alla sostanza dei fatti – che richiede spirito di servizio e uso di un linguaggio adeguato.

Lo spirito di servizio è alla base della professione giornalistica.

Non si può essere giornalisti se non si è pronti a servire il lettore.

Non si è giornalisti se non si è disposti a rispettare il lato fiduciario delle fonti, a trattare argomenti e informazioni con cura.

Con la stessa attitudine, il giornalista serve l’azienda con la propria sensibilità e professionalità.

Il giornalista si fa mediatore tra l’impresa e i clienti (o potenziali clienti).

Quella della mediazione è una delle caratteristiche fondanti della professione giornalistica.

Proprio per questo la mediazione – il mettere in relazione con un’opera di filtro – è una competenza preziosa per l’organizzazione.

Come sottolinea Sergio Lepri, nel suo libro “Professione giornalista”, compito del giornalismo è proprio quello di mediare fra le fonti e il pubblico.

Infine, il linguaggio. Un argomento su cui amiamo tornare – qui nel blog “Brand Journalist” – attraverso più riflessioni.

Il linguaggio che il giornalismo propone all’impresa ha queste caratteristiche:

  • veridicità;
  • autenticità;
  • precisione;
  • rispetto;
  • efficacia

Altre se ne possono aggiungere, ma è indubbio che il linguaggio usato nella comunicazione giornalistica dell’impresa deve essere vero, autentico, preciso, rispettoso dell’altro ed efficace.

Ogni parola ha una sua funzione.

Ogni parola porta a un’interpretazione. Ogni parola contribuisce alla costruzione di un mondo.

La responsabilità del giornalismo, su questo fronte, è enorme. E i benefici (o i danni) che possono essere procurati all’impresa sono di per sé evidenti.

 

Chi sono i giornalisti e come integrarli nell’impresa

Quando hai a che fare con i giornalisti c’è un rischio: che sorga un problema di relazione e di linguaggio.

C’è insomma un modus operandi e c’è un codice comune da concordate.

A volte non sanno comunicare i giornalisti. Il che è alquanto grave, ma possibile.

A volte non sa comunicare il vertice dell’impresa, il che non è meno problematico.

L’incomprensione fra giornalisti e non giornalisti è insomma un rischio da mettere subito in preventivo.

C’è un modo per integrare nell’impresa i professionisti del giornalismo?

C’è modo di inserirli nell’azienda come consulenti o – per le organizzazioni più grandi – addirittura come una redazione? Il modo c’è.

Perché si apra un dialogo, occorre che entrambe le parti facciano un passo in avanti. E un passo indietro.

Il passo in avanti, per i giornalisti, consiste nell’evitare di pensare che chi non è giornalista non capisca nulla di comunicazione.

Il passo indietro, sempre per i giornalisti, consiste nel rinunciare all’idea di essere gli unici depositari del modus comunicandi adatto all’impresa.

Quanto all’impresa (profit o non profit) c’è da fare un passo in avanti nel rispettare alcune importanti caratteristiche dell’essere giornalisti:

  • il senso della notizia, di ciò che merita di essere raccontato
  • il saper ricercare le informazioni, il saper selezionare le informazioni
  • il saper presentare le informazioni nel miglior modo possibile

Il passo indietro che poi l’impresa può fare, ai suoi vertici, è di rinunciare a pensare che la comunicazione sia un mestiere per tutti.

Comunicare è una professione maledettamente seria.

La comunicazione è una bestia da domare e gestire come si deve. Altrimenti accadono disastri.

L’esempio del Coronavirus ritengo sia illuminante.

Detto questo, occorre approfondire come lavorano i giornalisti.

E’ importante che manager e imprenditori sappiano quali problemi possiamo evitare perché fra giornalismo e impresa si instauri un rapporto proficuo.

Ci sono due mondi diversi ma entrambi affascinanti da far dialogare: giornalismo e impresa (azienda, istituzione od organizzazione non profit che sia).

Il giornalismo è una professione utile all’impresa, là dove si punti al successo fatto di ascolto, servizio, linguaggio e verità.

L’impresa è l’esperienza sul campo fra le più gratificanti per un giornalista.

L’impresa è un motore sociale che rende migliore la nostra società, che consente di vivere in un contesto favorevole.

L’impresa ci permette di crescere, con la sua dinamicità, come esseri umani.

Per questo il giornalismo non può mancare all’appuntamento tra il comunicare e l’intrapresa di aziende e organizzazioni.

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 (Photo: thanks to Hayden Walker, Unsplash)