Mettere la “persona al centro” è la scelta vincente delle aziende (profit e non).

La ripartenza, dopo le restrizioni per il Coronavirus, ha avuto inizio.

Le persone iniziano ad uscire, a mangiare in ristorante, a fare acquisti e gite fuori dal proprio comune di appartenenza.

Le aziende scalpitano per “conquistare” (o riconquistare) i clienti.

Ecco che i numerosi webinar organizzati da esperti di marketing, comunicazione e turismo registrano grande partecipazione, spesso arrivando al “sold out”.

Si presentano gli scenari futuri, si ipotizzano le scelte delle persone e si illustrano gli strumenti digitali disponibili.

Ma è sufficiente?

Nell’articolo “Come le imprese rispondono alla crisi” di Maurizio Corte sono state illustrate le risposte delle aziende più resilienti e dinamiche.

In modo particolare, sono emerse la capacità dell’innovazione e l’importanza dell’elemento umano.

Cosa vuol dire? Cambiamento: cambiare mentalità per cambiare approccio.

Trasformarsi, nel rispetto della tradizione.

L’ambiente digitale ha avuto una spinta già nel 2019 e l’obbligo di restare a casa durante la quarantena ha dato un’ulteriore carica verso questa direzione.

Il consumatore è il vero “marketer” dell’impresa

Il libro Marketing Rebellion: The Most Human Company Wins di Mark Schaefer, pubblicato a gennaio 2019, già prevedeva la necessità di cambiare strategie.

Schaefer, da vero e proprio esperto del settore, aveva capito che l’azienda vincente è quella che più si avvicina alle persone.

A maggior ragione adesso, bisogna dimostrare empatia, che non vuol dire sola capacità di usare le parole.

Quasi tutti gli spot pubblicitari sono uguali. Un esempio è il video “Every Covid-19 Commercial is Exactly the Same”, segnalato da Schaefer.

Analizzando gli spot, infatti, ci si accorge che dicono tutti le seguenti frasi:

  • “da quando la nostra azienda è nata” / “per più di tot. anni”;
  • “siamo sempre stati accanto a te”;
  • “persone” / “persone”;
  • “specialmente adesso” / “ora”;
  • “in momenti come questi”;
  • “periodo difficile” / “periodo di incertezze”;
  • “distanza sociale” / “lontananza”;
  • “casa”;
  • “siamo qui per te” / “siamo qui con te”;
  • “insieme”

Quando si sostiene l’idea di un tipo di marketing vicino all’uomo, non si intende questo.

Le persone non credono alla pubblicità. Non vogliono la pubblicità.

Sono stanche di prodotti pubblicitari uguali, simili, omologati.

Occorre fare la differenza.

Le persone non vogliono più segreti, non vogliono più bugie.

Le persone vogliono più controllo.

Ecco che entra in gioco il marketing.

Tramite determinate tecniche di studio, si entra nella mente dei consumatori.

Sono proprio loro che determineranno le nostre scelte di comunicazione aziendale.

Il mio target di persone di cosa parla online? Che problemi hanno? Quali sono le soluzioni che posso offrire?

Non basta scrivere un post: “vi siamo vicini”. Servono azioni concrete.

Un esempio è la cantina di vino friulana Zorzettig.

L’azienda ha messo in vendita una riserva di bottiglie di Refosco dal Peduncolo Rosso con un’etichetta speciale: “Andrà tutto bene” tradotto in otto lingue, numero fortunato in Cina, luogo in cui è iniziata l’emergenza.

Il ricavato andrà a sostegno del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Universitario Santa Maria della Misericordia di Udine impegnato nell’emergenza Covid-19.

Tramite i suoi prodotti la cantina vitivinicola ha messo in atto un’operazione di marketing a tutti i livelli.

Si è messa a disposizione delle persone per le persone.

Questi sono i comportamenti che piacciono: supportare in modo significativo a livello locale, coinvolgendo i clienti.

Infatti, alle persone piace sentirsi utili, aiutare, fare qualcosa per gli altri.

L’analisi professionale dei social media per una comunicazione strategica

Un tempo, il marketing era il processo tramite il quale si studiano i bisogni dei clienti per realizzare dei prodotti che possano soddisfare tali necessità.

Una volta trovato il prodotto giusto, si parte con la campagna di comunicazione: spot pubblicitari, volantini, brochure.

Adesso, tutto è riflesso online.

È necessario fare un ulteriore passo implementando nuovi strumenti di marketing.

Il mondo del web è diverso da quello della “vita reale”: ci sono procedimenti e comportamenti diversi, nuove regole.

Per questo motivo bisogna conoscere lo spazio digitale.

Diversi sono i livelli di ricerca: esplorare i contenuti pubblicati dal pubblico, esaminare la presenza sui social e le eventuali iniziative online dei competitors.

Una volta individuato il mercato di riferimento, si passa a quello che è un piano di comunicazione e sue attività vere e proprie.

Molteplici sono le soluzioni che si possono adottare.

Un esempio è “L’arte del transmedia storytelling”, che, come spiegato da Nicoletta Apolito, significa dare vita ad un universo narrativo.

Fare storytelling vuol dire raccontare storie distribuite su più mezzi di comunicazione, in modo simultaneo o in più tempi”, spiega Nicoletta.

Questo permette di “fare pubblicità”, senza farla davvero.

Coinvolgere il consumatore intrattenendolo.

Imparando dai grandi: i social di Apple e Rolex non sono vetrine, sono community

La strategia di azione vincente è quella che unisce capacità e creatività.

Ecco perché marketing e comunicazione sono complementari.

Al nostro target che tipo di ambientazione piace? Che tono di narrazione preferiscono? Storie dalle quali trarre ispirazione?

Sono tutti elementi specifici che si capiranno con il tempo. Quindi, “la fase zero” è sperimentare.

Cambiare approccio.

A livello personale, non mi sono mai piaciute quelle pagine Facebook aziendali che presentano solo i propri prodotti, premi, traguardi.

Non mi sono mai piaciuti i post su Instagram dove ci sono solo gli oggetti in esposizione.

Io voglio capire cosa posso fare con quel prodotto.

Riecheggiano le parole di Steve Jobs: “La gente non sa ciò che vuole, finché non glielo fai capire tu.”

Ecco che la pagina Instagram della Apple è una finestra sul mondo: le foto raccontano una storia. La qualità degli scatti realizzati con un semplice i-phone ti fa desiderare l’acquisto di un i-phone.

Diverso il piano di comunicazione per Rolex.

La marca di orologi di lusso pubblica su Facebook post dove presenta i nuovi arrivi, ma più spesso celebra le vittorie di atleti famosi.

La pagina Instagram è sfruttata in modo differente: ampio spazio agli orologi, ma sono presenti anche post di persone di rilievo inerenti al mondo dell’intrattenimento.

Comunicazione in linea con il loro mondo: sport, arte ed esplorazione.

Inoltre, nel sito ufficiale di Rolex c’è la sezione: “Ogni Rolex ha una storia da raccontare”, dove vengono presentati diversi personaggi di fama mondiale, testimonial del brand.

Apple unisce gli amanti delle foto. Rolex gli appassionati di sport.

Ognuno è determinato a creare una propria community all’interno di nicchie specifiche.

Gli amanti delle foto possono avere la qualità perfetta a portato di mano; i veri campioni indossano un orologio di un certo livello.

Il marketer efficace ascolta, capisce e apprende dai clienti

Suggerisce Seth Godin nel suo libro “Questo è il marketing”.

“Se volete realizzare il cambiamento, iniziate facendo cultura. Iniziate organizzando un gruppo profondamente compatto. Iniziate facendo entrare le persone in sintonia.”

Fare marketing è dare vita ad una trasformazione.

Alle persone piacciono le novità. Vogliono essere i primi a provarle, parlarne, a condividere l’esperienza.

Alle persone piace sentirsi utili.

Il marketer deve essere capace di “infiltrarsi” con i clienti relazionandosi con loro.

Deve cercare di creare una comunità di persone che si senta esclusiva e inclusiva al tempo stesso.

“Noi abbiamo questo e quindi siamo così, ma, se vuoi, anche tu puoi entrare nel nostro gruppo…”

Oppure il più semplice: “Noi abbiamo avuto questo problema, ma lo abbiamo risolto così. Prova, vedrai che ti troverai bene…”

Il marketer è attento.

Deve essere pronto quando le cose cambiano e nella nostra società tutto avviene in modo veloce.

Appena una community si sta “sperdendo”, deve subito pensare a come attivarne un’altra.

Il marketer non si fa trovare impreparato a tale cambiamento, perché, essendo parte integrante del gruppo, prevede le domande delle persone.

Cercheranno qualcosa che emozioni, catturi, ispiri, che li spinga all’azione.

Perché è di questo che l’uomo ha bisogno in modo costante: stimoli continui per sentirsi vivo.

Ecco che le capacità di sviluppare piani di marketing e comunicazione human centred risultano fondamentali all’interno di ogni mercato di riferimento.

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(Photo credits: thanks to Ashley Gerlach, Unsplash)