Perché è importante avere una redazione di giornalisti che aiuti le aziende a comunicare al meglio.

Sosteneva Mario Missiroli (1886-1974), storico direttore dal 1952 al 1961 del Corriere della Sera, che i giornali sono voci passive di bilanci attivi.

Un giornale costava e ancora oggi, se prendiamo come metro di misura un grande quotidiano nazionale, costa una cifra.

Quei costi, quando non avevano un corrispettivo di entrate da vendite e pubblicità, erano però coperti dai “vantaggi” che l’avere un giornale comportava. E ancora oggi, seppure in misura minore, comporta.

La battuta di Missiroli faceva riferimento a un giornalismo che si mescolava con la propaganda, specie in ambito politico ed economico.

Oggi possiamo parlare di “valore del giornalismo” per l’impresa – con il Brand Journalism – in una migliore e più compiuta accezione.

In un quadro di una Comunicazione Strategica d’Impresa, il giornalismo – con una redazione di professionisti che ben conoscono il mestiere – non si pone come “ufficio propaganda”. Non si pone come pubblicità occulta.

Il Brand Journalism – il giornalismo al servizio dell’impresa – resta quello che il giornalismo è sempre stato: una professione utile e tremendamente scomoda.

Proprio nel suo essere “scomodo”, indipendente, scevro da servilismi, il Giornalismo – quello di qualità, lontano dalle seduzioni del gossip e delle gazzette di bassa lega –  rivela il meglio di ciò che sa dare.

 

Cos’è il Giornalismo

Mi piace intanto ricordare che il giornalismo è ricerca, investigazione, approfondimento.

Il giornalismo va a fondo dei problemi, delle storie, delle situazioni. Punta a capire, a vagliare i fatti, a selezionarli e a proporli nel formato del notiziario.

E’ quella che si chiama l’operazione di newsmaking.

Altra cosa è scrivere articoli a blog di periferia. Altra cosa è sparlare di content marketing. Altra cosa è pensare di fare scrittura persuasiva.

Il giornalismo non punta alla persuasione.

Il giornalismo punta a restituire al lettore la più fedele rappresentazione dei fatti, degli eventi, delle persone e delle storie che accadono.

Il Giornalismo è comprensione. E’ empatia.

Il giornalismo è mettersi da un altro punto di vista. Perché il fine non è persuadere – nel senso della bassa propaganda proposta da qualche pennivendolo – ma capire il lettore per rispondere alle sue esigenze.

Il giornalismo – almeno come lo intendiamo nell’ambito del Giornalismo Interculturale – non ha confini. Si pone in una posizione dialettica, tra chi scrive e racconta e chi è raccontato.

La forza e – mi si permetta – la “supremazia” del giornalismo sta proprio nel voler capire le persone, la società, le tendenze, i retroscena.

Non a caso, quando ero un giovanissimo universitario, i giornalisti d’esperienza fissavano in due doti precise le caratteristiche del giornalismo: la curiosità; e il saper scrivere. 

Saper scrivere, non significa – dando per scontato che si conosca la lingua utilizzata – saper imbonire. O fare esercizi di bella scrittura.

Nel giornalismo, saper scrivere è saper dare forza alla Parola – per citare un argomento caro a Sonia Gastaldi – e quindi avere una passione per l’essere umano.

Non siamo facili né da capire, e neppure da amare, noi umani. Ma un giornalista non può non avere la passione per questa impresa titanica del capire e amare l’umano.

 

Il Giornalismo per la comunicazione d’impresa

Il giornalismo è comprensione delle situazioni, delle storie, degli eventi e degli esseri umani.

Meglio, il giornalismo tende – come elemento che gli è costitutivo – a quella comprensione.

Ed è quella comprensione che serve all’impresa. Sia essa un’azienda che mia al profitto; sia essa un’organizzazione di volontariato o di promozione sociale.

Nel mettersi al servizio dell’impresa, con la propria redazione, il giornalismo non diventa un servo. Ne ricerca le qualità, i punti di forza; ma ne individua anche i limiti e i punti di debolezza.

Il giornalismo, in quanto ricerca, è inchiesta. Il giornalismo è investigazione.

Una redazione di giornalisti – quale agenzia di consulenza per un’impresa – lavora a scoprire i punti di forza e di debolezza. Cerca le storie. Intervista le persone, con la passione del conoscere.

Restituisce poi quanto ha trovato nella forma del notiziario, del racconto. E nel fare questo si coordina con il marketing, con l’attività di social media management, con gli addetti alle pubbliche relazioni.

Ogni comunicazione d’impresa di qualità si fonda su un piano d’azione.

Ogni piano d’azione si muove nell’ambito della Comunicazione Strategica.

L’avere una redazione di giornalisti – ne discutiamo spesso nell’ambito del gruppo di Plaza Media Company – vuol dire poter contare su professionisti che fanno conoscere l’impresa, i suoi prodotti e servizi da una prospettiva di indipendenza e imparzialità.

Di tutto abbiamo bisogno, come consumatori e clienti, tranne che di cicisbei che ci propinano questa o quella cazzata come fosse il Santo Graal.

Di tutto la comunicazione d’impresa ha bisogno tranne che di venditori di fumo che si attaccano a menate come la SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca), dimenticando che il primo algoritmo da rispettare è la persona. Il lettore. Colui che conosce o vuole conoscere una certa impresa.

Nel giornalismo non c’è spazio per le sciocchezze. Perché già me li sento i vecchi capicronaca che ho avuto, a prenderci a calci nel culo se ci fermiamo alla superficie.

Un giornalista – un brand journalist – va all’essenza. Utilizza gli strumenti della comunicazione come tali, non come feticci: tecnica di scrittura, SEO, social network, blogging.

L’obiettivo del giornalismo d’impresa è lo stesso del giornalismo: servire il lettore, partendo dai suoi bisogni, dai suoi sogni e dalle sue speranze.

Ecco perché, nell’età dell’incertezza, il giornalismo – una redazione di giornalisti – è il miglior alleato di aziende e organizzazioni no-profit.

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(Photo: thanks to Vanilla Bear Films, Unsplash)