Visione imprenditoriale, comunicazione e umanità. Questa la risposta vincente alla crisi economica.

Come rispondiamo alla crisi economica di sistema che ci avvolge?

Quali reazioni opponiamo agli “effetti collaterali” che il virus Covid-19 ha sulle nostre vite?

Sono domande da far tremare i polsi. Ma di una cosa sono convinto: che non vi sono domande senza risposte.

Il problema è, semmai, la scelta della risposta giusta.


Crisi economica: come le imprese rispondono alle sfide?

C’è qualcosa che ci sorprende ogni volta nel modo di fare degli imprenditori.

Mi riferisco a chi fa impresa. Non a chi scambia l’imprenditoria con il cazzeggio dei furbi.

Un imprenditore che ama il proprio lavoro trova nelle sfide una ragione di vita.

Risposta alle provocazioni della vita e dell’economia. Impegno per saltare gli ostacoli che ti si parano, d’improvviso, davanti. Programmazione del lavoro e degli investimenti.

Sono alcune delle risposte che, agite in modo sinergico, possono creare le basi per la ripartenza dopo una batosta economica e finanziaria.

Vi sono alcune risposte che sono venute dalle imprese più dinamiche:

  • riconversione della produzione per rispondere ai nuovi bisogni;
  • rassicurazione dei collaboratori, anche a fronte dell’incertezza da cassa integrazione o da mancato rinnovo dei contratti di lavoro;
  • servizio ai clienti, anche solo come ascolto e dove possibile come assistenza e conforto;
  • messa in sicurezza degli addetti ai lavori;
  • studio del nuovo contesto economico, produttivo e finanziario;
  • formazione dei leader e dei collaboratori

Quando l’ombra di una crisi si allunga e ci investe, non resta che salire sulle spalle dei giganti per guardare più lontano. E per guadare la piena dell’acqua che arriva.

Ricordo mio padre, Walter, classe 1928, che per far fronte ai momenti di calo del lavoro in officina, si era messo a fare impianti a metano e a gas GPL.

Era abituato agli impianti per alimentare in modo alternativo le automobili.

Durante la dittatura fascista, mi raccontava, con le Balilla che si inchiodavano per la “benzina autarchica”, aveva imparato in officina a installare sulle macchine gli impianti a carbonella.

E così – grazie a metano e GPL – l’autofficina Corte Walter di Verona, a pochi passi dall’ospedale di Borgo Trento, non solo aveva coperto con altro lavoro i periodi di magra nelle autoriparazioni. Ma aveva anche trovato una nuova fonte di guadagno.

Penso ogni volta alla capacità di innovazione e alla “intelligenza degli artigiani”, quando mi trovo a riflettere sulla crisi economica e finanziaria creata dal virus Covid-19.


Le imprese e le persone nel “Viaggio dell’Eroe”

Come nel “Viaggio dell’Eroe”, raccontato in questo blog da Sonia Gastaldi, l’imprenditore percorre le tappe che lo portano a reagire alle avversità.

Abbiamo – nella vita come nelle imprese – un periodo di tranquillità. E’ la fase di quiete, dove viviamo in armonia con il setup, con il contesto del lavoro, della famiglia e delle relazioni sociali.

Poi un “incidente scatenante” ci chiama (noi, come tutti gli eroi) al conflitto. Entriamo, con una svolta dell’esistenza, nel secondo atto.

Una serie di prove ci attendono. Fra queste prove, però, possiamo trovare il momento per fermarci a sedere. E per riflettere, dibattere, confrontarci.

Siamo allora nel mezzo del nostro cammino. Vi è una qualche forma di rivelazione; o di consapevolezza.

Riprendiamo la battaglia – noi e la nostra impresa – con altre cadute, mezze vittorie, nuove sconfitte.

Perdiamo alleati per strada. Qualcuno ci volta le spalle. Riceviamo una mazzata da cui sembra non ci si possa rialzare: è il nostro Death Point.

E’ il punto di rottura tragico, il momento più basso. Sembra non vi sia che una strada: l’abisso. Il buio che tutto inghiotte.

Poi una svolta ci porta alla risoluzione dei conflitti. E’ una svolta cercata, voluta, frutto dei pugni in faccia che abbiamo preso.

Cambia il nostro modus operandi. Ora non c’è che una direzione: la sconfitta finale, dopo il punto più alto di tensione (il “climax”), o la vittoria.

Comunque vada – fallimento dell’impresa o rinascita – torniamo con quell’elisir che si chiama esperienza, coscienza di quanto va fatto, gratificazione. Insegnamento.

E’ il premio finale dell’arco tracciato dal Viaggio dell’Eroe. 


L’elemento umano e la comunicazione

Cosa accomuna queste fasi del viaggio dell’eroe? Qual è la costante delle tre fasi di equilibrio iniziale, conflitto e risoluzione?

La costante è quella che ci deve stare più a cuore: l’elemento umano.

Dietro ogni impresa vi sono persone. Dentro l’armatura di ogni Eroe ci sono un uomo o una donna.

Non esistono organizzazioni senza persone. E ogni istituzione trae la propria qualità dalle persone che lo compongono.

Rispondiamo, certo, alle dinamiche sociali. Facciamo i conti con le leggi fisiche; e con quelle dell’economia.

Ma in ognuna di queste dinamiche, leggi e situazioni vi sono una persona o più persone che agiscono.

Le azioni possono essere casuali, improvvisate, egoistiche, narcisistiche, sterili.

Oppure possono essere azioni programmate, consapevoli, altruiste, generose, feconde di risultati.

Sta a noi la scelta. Dalla risposta a queste domande possiamo capire se agiamo in modo umano o con trascuratezza e superficialità:

  • abbiamo riflettuto su quanto ci stava accadendo nel viaggio dell’Eroe?
  • abbiamo studiato azioni in grado di contrastare le avversità?
  • ci siamo preoccupati di trovare nuovi alleati, là dove gli amici e i compagni di viaggio ci hanno abbandonato?
  • ci siamo abbandonati allo scoramento o abbiamo reagito?
  • le nostre azioni e reazioni hanno tenuto conto dell’elemento umano presente nelle persone che abbiamo avuto di fronte?
  • ci siamo preoccupati degli altri o solo di noi stessi?
  • abbiamo curato la comunicazione, partendo dall’ascolto dei bisogni di chi aveva bisogno di noi?
  • abbiamo fatto tesoro degli errori e dell’impreparazione, per implementare una strategia utile a rilanciare dopo la sconfitta?
  • ci siamo voltati dall’altra parte o abbiamo guardato in faccia i problemi e le opportunità?
  • siamo tornati con l’elisir dell’esperienza e della cultura d’impresa, che ci siamo costruiti nel viaggio dell’eroe, o abbiamo sprecato le fatiche ignorandone l’insegnamento?

Sono domande esistenziali. Sono domande umane.

Di sostanza umana è fatto il nostro vivere, sono fatte le nostre imprese, sono fatti i nostri collaboratori e le persone a cui destiniamo prodotti e servizi.

Mai come oggi, a seguito della crisi economica da Covid-19, la risposta non può che essere umana. Molto umana.


Comunicazione, giornalismo e human centered strategy

In questo, giocano un ruolo essenziale – mi piace ricordarlo – la Comunicazione Strategica e il Brand Journalism.

La Comunicazione Strategica ci consente di agire in modo consapevole, programmato, ma nello stesso tempo tenendo conto dell’elemento umano.

Il Brand Journalism – con la sua radice nel giornalismo della ricerca e dell’investigazione – ci permette di avere le informazioni che ci servono. E di saper comporre i testi utili alle risposte.

La risposta alla crisi economica, allora, passa attraverso l’esperienza, la consapevolezza di quanto accade, lo studio della situazione, l’ascolto degli altri e la comunicazione strategica. 

E’ una comunicazione basata sull’elemento umano. Ma anche la strategia è “human centered”, perché è questo l’approccio vincente.

Vuoi approfondire i concetti che ti ho espresso in questo articolo? Hai una tua opinione da esprimere su cui costruire un articolo anche come “guest blogger”?

Scrivici alla email della redazione di Brand Journalist: redazione@brandjournalist.it

Puoi seguirci sul profilo LinkedIn di Brand Journalist.

(Photo credits: thanks to Robert Metz, Unsplash)