Storytelling e digital marketing. Il cantautore Francesco Guccini da oltre 50 anni è maestro di quanto oggi vale nella comunicazione sul web e sui social.

Nel web copywriting l’Altro è al centro della comunicazione. Nello stesso modo in cui lo pone il cantautore emiliano.

La comunicazione digitale – quella sul web, per intenderci – ha portato a una rivoluzione copernicana. Ha messo il “Tu” al centro, al posto del “Noi” oppure dell’Io.

L’Altro è diventato il Sole attorno a cui far girare la nostra Terra: sia egli (o ella) un cliente, un potenziale consumatore o la persona che amiamo.

Con la prospettiva del web copywriting, la frase “Io ti amo” è diventata – nel modo giusto, mi viene da dire – “Tu mi fai amare quella splendida persona che sei”.

Bisogna crederci, ovviamente. Non basta fare finta.

Noto, invece, che molte pubblicità sposano il “Tu” per convenienza. E qualche sprovveduta (o sprovveduto) copywriter ci prova a mettere l’Altro al centro; ma non ci riesce.

L’ultima raccolta delle canzoni di Francesco Guccini – “Note di viaggio. Capitolo 2: non vi succederà niente” – è una dimostrazione della rivoluzione copernicana che pone il “Tu”, l’Altro, al centro.

Sia chiaro, e torno a ripeterlo: occorre crederci, per scrivere sul web in modo convincente. Serve davvero una “conversione”. E noi giornalisti siamo i primi ad essere chiamati a farla.

Con il Web 2.0 siamo passati dalla supremazia dell’informazione al ruolo strategico della comunicazione. Quella comunicazione che vuol dire davvero “mettere in comune”.

Nell’informazione c’è un mittente – Noi oppure Io – che lancia un messaggio a un Voi (oppure a un Tu). Lo fa nel suo interesse. Si preoccupa soltanto che il messaggio arrivi. E che sia persuasivo.

Perché quando scriviamo, lo facciamo per persuadere. Come sto facendo adesso in questo mio digitare sui tasti del computer.

Un conto, però, è cercare di persuadere ponendo l’Altro al centro.

Un altro discorso è tentare di convincere spingendo sulle nostre ragioni. Imponendo l’io. Oppure il noi.

E’ la differenza fra il banner e la comunicazione del Web 2.0. Peccato che tutti noi – chi più, chi meno – tentiamo anche nel Web 2.0 di essere i predominanti, lasciando l’Altro (o l’Altra) a dover ingoiare quanto diciamo.

Siamo, insomma, ancora al broadcasting – alla televisione berlusconiana che ti voleva vendere pannolini e smacchiatori – mentre il mondo della comunicazione è mutato. E la bilancia si è spostata sul nostro interlocutore.

Francesco-Guccini-web-copywriting-comunicazione-impresa - articolo Maurizio Corte - Agenzia Corte&Media Verona

Francesco Guccini maestro di web copywriting

Prendiamo le canzoni di “Note di viaggio. Capitolo 2: non vi succederà niente”. Eccole:

Zucchero (Dio è morto)
Fiorella Mannoia (Signora Bovary)
Emma e Roberto Vecchioni (Autunno)
Vinicio Capossela (Vedi cara)
Gianna Nannini (Quello che non…)
Jack Savoretti (Farewell)
Levante (Culodritto)
Mahmood (Luna fortuna)
Petra Magoni (Canzone di notte n.2)
Ermal Meta (Acque)
Fabio Ilacqua e Mauro Pagani (Canzone delle domande consuete)
Francesco Guccini e I Musici (Migranti)

Prendiamo l’attacco del testo delle canzoni di Guccini inserite nella raccolta:

“Dio è morto”
Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano..

“Signora Bovary”
Ma che cosa c’è in fondo a quest’oggi
Di mezza festa e di quasi male
Di coppie che passano sfilacciate come garze stese
Contro il secco cielo autunnale
Di gente che si frantuma in un fiato
Senza soffrire, senza capire
E i tuoi pensieri sono solo uno iato
Fra addormentarsi e morire.

“Autunno”
Un’oca che guazza nel fango
Un cane che abbaia a comando
La pioggia che cade e non cade
Le nebbie striscianti che svelano e velano strade.
Profilo degli alberi secchi
Spezzarsi scrosciante di stecchi
Sul monte, ogni tanto, gli spari
E cadono urlando di morte gli animali ignari.
L’autunno ti fa sonnolento
La luce del giorno è un momento
Che irrompe e veloce è svanita
Metafora lucida di quello che è la nostra vita.

“Vedi cara”
Vedi cara, è difficile a spiegare
È difficile parlare dei fantasmi di una mente
Vedi cara, tutto quel che posso dire
È che cambio un po’ ogni giorno, è che sono differente.

“Quello che non…”
La vedi nel cielo quell’ alta pressione
La senti una strana stagione
Ma a notte la nebbia ti dice d’un fiato
Che il dio dell’ inverno è arrivato.

“Farewell”
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent’anni portati così
Come si porta un maglione sformato su un paio di jeans
Come si sente la voglia di vivere
Che scoppia un giorno e non spieghi il perché
Un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos’è.

“Culodritto”
Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti
E le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti,
Ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare
E avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare…

“Luna fortuna”
Notte calda come tante vicino al fiume che canta
Aria piena del barlume di un lume fioco in distanza
E di lucciole sfuggenti con cui la notte si ammanta.
E si ammanta di fantasmi, o di un ricordo lontano
Mentre al buio della notte che mi trascina per mano
Cerco i segni delle piante che mi circondano piano.
Piano, all’ombra della notte, mi sembri fatta di fumo
Sento appena il tuo calore ed il tuo strano profumo
Con l’odore del tuo corpo e in questo io mi consumo.

“Canzone delle domande consuete”
Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente
Come se il tempo per noi non costasse l’uguale
Come se il tempo passato ed il tempo presente
Non avessero stessa amarezza di sale.
Tu non sai le domande, ma non risponderei
Per non strascinare le parole in linguaggio d’azzardo
Eri bella, lo so, e che bella che sei
Dicon tanto un silenzio e uno sguardo.
 

Cos’hanno in comune questi pezzi? Il porre l’Altro – il Tu – al centro della scena.

Dalla scelta dei brani che ho fatto – come esempio dell’Altro quale Eroe della canzone – restano fuori, su dodici canzoni, solo tre pezzi: “Canzone di notte n.2”, “Acque” e “Migranti”.

Sono canzoni, tuttavia, dove – pur non essendovi al centro il “Tu” (l’Altro) – chi parla non pone sé stesso come protagonista. Pone sé stesso come il testimone di un comune sentire.

Sentiamo tutti la solitudine del Guccini che canta la sua canzone di notte, fra l’angoscia e un po’ di vino.

Le acque di cui parla, sono le stesse che possiamo sentire, bere, osservare, persino odorare nel loro scorrere in una giornata di pioggia; o nel mentre siamo accanto a un torrente o a un fiume in piena.

Quanto a “Migranti” – che fu scartata al Festival di Sanremo del 2019 – è evidente il richiamo al “noi”, italiani, che eravamo migranti come lo sono oggi i cittadini stranieri che vengono in Italia dal mare o per altre vie.

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Francesco Guccini, a sinistra, con il musicista e arrangiatore Mauro Pagani. La raccolta “Note di viaggio. Capitolo 2” contiene altre canzoni di Guccini

Comunicazione: l’umanità al centro dei racconti di Guccini

La presa che Francesco Guccini ha avuto su una serie di generazioni – dai settantenni agli adolescenti – ha un suo significato. E ha un suo perché.

Le sue canzoni sono entrate nell’anima attraverso il complesso dei Nomadi, poi attraverso la sua voce che – vuoi per il suo modo di cantare, vuoi per la sua “erre” particolare – è stata certo una “voce di nicchia” all’inizio.

Oggi, con le raccolte di “Note di viaggio” curate musicalmente da Mauro Pagani e con interpreti di alto livello, quelle canzoni del Maestrone di Pàvana diventano ancor più popolari.

Guccini si è certo fatto conoscere – da chi non ne sapevo l’esistenza – anche grazie alle apparizioni televisive legate ai suoi libri. Però è nell’essenza della sua poetica il “ponte” verso l’Altro.

In questo senso, Francesco Guccini ha sempre avuto un “approccio interculturale”. Per quale motivo? Proprio per il porre il “Tu” prima dell’Io, prima del Noi.

Guccini osserva la realtà, guarda l’altra persona – si pensi alla canzone Il pensionato – con l’interesse dell’umano per l’umano.

L’autore di Via Paolo Fabbri 43 parte sempre dal “tu”. E quando inizia dalla sua persona poi porta subito lo sguardo sul centro del suo raccontare: l’altro, sia essa una donna, un frate, un pensionato oppure il proprio padre della canzone Van Loon.

Non solo. Francesco Guccini risponde ai canoni del contemporaneo web copywriting e alle fondamenta della comunicazione digitale predicata dai guru americani della scrittura per Internet.

Lo fa, e ci riesce bene, anche perché ha a cuore l’umanità che c’è nell’altra persona. I suoi personaggi – l’ubriaco, il frate, il nano, il pensionato, il partigiano ucciso e tutti gli altri – non sono “maschere”. Sono esseri viventi, con anima e corpo, con cuore e passione.

Li vediamo, nella loro umanità quotidiana, mentre ce li racconta. E li sentiamo nel profondo, perché in ciascuno Guccini racconta una parte di noi.

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Digital maketing e scrittura per le imprese: le lezioni di Guccini con le sue canzoni

Il Maestrone – che tanti di noi ascoltano da decenni – ha una serie di caratteristiche che da molto tempo anticipano il digital marketing e la scrittura persuasiva a servizio delle imprese:

  • porre l’Altro, il Tu, al centro della scena, rendendolo l’Eroe della narrazione;
  • avere a cuore l’umanità di chi sta osservando o di chi è al centro del racconto;
  • la cura delle piccole cose quotidiane, quei dettagli che rendono credibile una storia;
  • la capacità narrativa, tipica dello storytelling, con gli eroi e le loro battaglie;
  • l’uso delle immagini, come sanno fare i poeti (“show, don’t tell”, dicono gli americani)
  • il mettersi in gioco, come persona, senza timore di rivelare ciò che prova davvero

Francesco Guccini maestro di Storytelling e digital communication? Guccini insegnante di web copywriting e di scrittura persuasiva?

Non ho alcun dubbio nell’affermare – seguendo da anni i maestri di digital marketing di Copyblogger – che il Maestrone di Pavana ha tutte le caratteristiche per essere un gigante anche del racconto contemporaneo. Quello dei social, dei blog e della scrittura digitale.

Credo che il segreto di Guccini stia in due doti: l’aver letto e assimilato molti testi e autori di grande valore; l’empatia che – nonostante quel suo carattere che incute un filo di timore – sa provare verso gli altri.

Ami Francesco Guccini, infatti, perché ti rendi conto che parla di te.

Guccini sa esprimere il tuo sentire, le tue passioni, le gioie e le malinconie notturne che ti porti dentro. E poi sa farlo con una sincerità e una schiettezza disarmanti.

Storytelling, empatia e mettersi in gioco: le tre qualità della comunicazione efficace

Guccini unisce quindi capacità narrativa (lo storyteller), empatia e coraggio nel mettersi in gioco: tre qualità che da sole, seppure importanti, restano isolate. Ma che se messe assieme creano quella presa sugli altri a cui assistiamo adesso.

Non è un caso, infatti, che la sua Canzone delle domande consuete abbia milionate di visualizzazioni su YouTube. Una canzone che pone al centro la donna che ama; e con la quale non sappiamo se vi sarà un futuro.

Il successo della comunicazione – autentico, che entra nei cuori delle persone – non si improvvisa.
E non si fonda su questo o quell’artificio; oppure su artifici tecnici applicati senza convinzione.

Tutto questo successo del Maestrone modenese, per noi che amiamo Francesco Guccini da decenni, stupisce una cifra.

Ci ricordiamo i suoi concerti con qualche centinaio di persone, nulla più. Ci piace ripensare al nostri fermarsi con lui a parlare, dopo che era sceso dal palco, fra la chitarra e la bottiglia di vino rosso. Il suo riceverti a casa a Bologna, in via Paolo Fabbri 43, come se ti avesse sempre conosciuto.

“Ma s’io avessi previsto tutto questo”, cantava Guccini 44 anni fa.

Bene, oggi possiamo dire – da “gucciniani” – che l’avevamo previsto. O, almeno, ci avevamo creduto tanto. E oggi possiamo dirci soddisfatti di aver capito il “segreto” della potente narrazione di un cantautore che pareva di nicchia; e invece oggi scopri essere assai popolare. E compreso nel profondo nell’anima.

Produce una certa sorpresa, il ritrovarmi a scrivere di Francesco Guccini collegandolo alla comunicazione d’impresa, al digital marketing e al web copywriting.

Credo sia il destino dei maestri. Ti indicano una via che porta in tante direzioni.

Non mi resta che riconoscere che aveva ragione lui, nel 1976, da eccellente storyteller, quando concludeva la canzone L’avvelenata con quella frase profetica: “Ho ancora tante cose da raccontare, per chi vuole ascoltare. E a culo tutto il resto”.

Maurizio Corte
@cortemf
 
 

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Note di viaggio-capitolo 2: Non vi succederà niente

Note di viaggio. Capitolo 1: Venite avanti…

Se io avessi previsto tutto questo

The Platinum Collection

Il libro di Francesco Guccini “Un altro giorno è andato”

Il libro di Francesco Guccini “Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto