Vuoi ottenere risultati concreti dal racconto della tua impresa? Poniti un obiettivo e segui questi 10 semplici passi.

Quando si parla di transmedialità non esiste la ricetta perfetta.

Per realizzare un impasto narrativo omogeneo c’è bisogno di lavorarlo a lungo.

Quando ti accorgi che qualcosa manca, aggiungine un ulteriore quantità e continua ad impastare.

Il racconto transmediale non solo va monitorato già prima di essere sfornato e servito al pubblico, ma va anche e soprattutto rivisitato e adattato in base alle esigenze di chi lo sta creando.

Gli ingredienti essenziali sono tre: emozione, motivazione e coinvolgimento.

È indispensabile seguire quest’esatto ordine al fine di garantire la buona riuscita del racconto.

Ma come proseguire?

Henry Jenkins, nel 2003, definisce la parola transmedia come “un processo dove elementi integrali di una fiction vengono frammentati su più canali narrativi con lo scopo di creare un’unica e coordinata esperienza di intrattenimento. Ogni media dà il suo personale contributo alla storia”.

Direi di partire da qui.

Prima tappa: individua i canali mediali

I contenitori in cui decidi di inserire il tuo impasto narrativo determinano la corretta cottura del tuo racconto.

Se realizzi un racconto geniale, ma le piattaforme mediali che hai a disposizione non sono adatte a contenerlo, il tuo sarà stato un lavoro sprecato.

Prima di iniziare a lavorare seriamente, assicurati di avere a disposizione tutti gli strumenti necessari.

Misura il tuo impasto con i contenitori mediali che puoi permetterti, in modo che la narrazione vi possa aderire alla perfezione.

Seconda tappa: crea un’unica storia

Viene definito universo narrativo base proprio perché si parla del nucleo focalizzante della storia.

Gli universi paralleli sono racconti che scoprono la loro ragion d’essere grazie al legame instaurato in precedenza con l’universo base.

Si tratta di briciole, pezzi di storie che si intrecciano con un unico racconto cardine.

Per semplificare la fruizione del tuo racconto al pubblico, è necessario creare un solo impasto narrativo a cui legare vari episodi.

Gli universi paralleli insieme all’universo base formeranno la tua storia.

Più storie diverse su più piattaforme mediatiche creano solo confusione.

Rischi di ottenere risultati contrari, uno di questi è allontanare il tuo pubblico.

Terza tappa: fai collaborare in sinergia le diverse piattaforme mediali

Ogni pezzo del tuo racconto avrà vita a sé stante.

Ciò non vuol dire che può andare dove gli pare e agire come vuole.

Il tuo impasto narrativo deve essere ben coordinato, altrimenti rischi di creare un pasticcio che una volta reso pubblico difficilmente potrà essere risolto.

Proprio come avviene in cucina, una volta inserito l’impasto sbagliato nel forno non hai più modo di modificarlo.

Il risultato farà distorcere il naso ai commensali.

Prima di inserire pezzi della tua storia a caso nelle varie piattaforme mediali, assicurati di aver compiuto tutti i passaggi necessari e di aver valutato al meglio le tue scelte.

Solo così riuscirai a non far distorcere il naso anche al tuo pubblico.

Quarta tappa: identifica la struttura del racconto

Come vuoi che inizi, si svolga e si concluda il tuo racconto?

La cosa bella della transmedialità è che si hanno a disposizione molteplici schemi narrativi.

Un’arma a doppio taglio per alcuni, che rischiano di perdersi in questo mare di proposte e piattaforme mediali.

 “L’impresa è una narrazione continua di atti, di fatti, di scelte, di decisioni, di luoghi e di tempi che, attraverso l’interpretazione di numeri, diventano parole”, spiega Sonia Gastaldi, specificando che: “raccontare un progetto tecnologico è costruire una storia, una prospettiva d’impresa che “usa” la tecnologia per espandere il valore dell’impresa”.

La tecnologia di sicuro viene in tuo soccorso, ma qual è la struttura migliore capace di mettere in luce tutto il potenziale narrativo della tua impresa?

Max Giovagnoli nel libro “Transmedia Storytelling e Comunicazione” dice che gli elementi essenziali per ideare una storia sono il conflitto e il cambiamento.

Grazie a queste due caratteristiche, lo studioso di Storytelling Transmediale ha individuato cinque strutture narrative da poter utilizzare in ambito transmediale.

Il racconto transmediale può essere strutturato a gradini, ad anello, a cornice, a infilzamento o misto.

  • A gradini: il racconto procede una tappa dopo l’altra, ogni scena è conclusa
  • Ad anello: la prima e ultima scena di un racconto coincidono, tra l’una e l’altra viene raccontata la storia
  • A cornice: si incastona una storia all’interno di un’altra nel corso dell’esposizione narrativa
  • Ad infilzamento: la storia procede senza soluzione di continuità di tappa in tappa, senza aspettare che sia consumata
  • Mista: una combinazione narrativa tra due o più strutture tra le precedenti

E tu, quale scegli?

Quinta tappa: setaccia e rendi ben distinti i valori dell’impresa

La creazione di un progetto transmediale per un’impresa ha un obiettivo preciso: trasmettere un messaggio che combaci con la propria filosofia aziendale.

Esistono i valori di un’impresa e saranno loro i veri protagonisti del tuo racconto.

Organizza il tuo racconto cominciando a stilare una lista delle potenzialità e delle caratteristiche che rendono la tua impresa unica rispetto alla concorrenza.

Sesta tappa: aggiungi un pizzico di leggerezza

Un linguaggio tecnico e una struttura incentrata solo ad esaltare il proprio ego d’impresa sono fortemente sconsigliati.

“La mia impresa è bella perché, scegli la mia impresa perché è la più…”, sono strategie comunicative che non funzionano.

A nessuno importa di come si manda avanti un’impresa, e di quali strumenti sono serviti per raggiungere certi traguardi.

Al pubblico interessa sapere come puoi essergli d’aiuto, in che modo puoi far fronte alle sue esigenze e difficoltà.

Utilizza toni leggeri e racconti semplici in grado di fornire risposte concrete.

Cattura subito l’attenzione del tuo pubblico e sarai già a metà dell’opera.

Settima tappa: introduci l’esperienza di gioco

La gente vuole sentirsi coinvolta, parte di un mondo.

Le migliori strategie comunicative utilizzate da imprese di successo hanno saputo sfruttare la capacità di raccontare storie di persone con problemi e ostacoli da superare.

Il coinvolgimento nella narrazione ne ha determinato il successo.

Henry Jenkins parla di esperienza di gioco: le persone vogliono partecipare alla narrazione.

Per riuscire in questo intento bisogna essere autentici sia nei contenuti che nell’atteggiamento.

Il contenuto narrativo esclude artifici ed elementi che si discostano dalla realtà.

Se il pubblico si accorge che la narrazione è falsa e surreale, passerà ad altro.

Ricorda che ogni giorno una persona viene assalita da messaggi pubblicitari e da storie, le alternative ad una narrazione artificiosa si trovano sempre.

Prenditi cura del tuo pubblico, così come afferma Erika Milagros Antonini: “È il cliente attuale o potenziale a essere il protagonista delle tue conversazioni!”

Ascolta il tuo pubblico e lui ti ripagherà.

Ottava tappa: inserisci elementi biografici q.b.

I racconti risultano credibili ed efficaci se vissuti in prima persona.

Gli elementi biografici rafforzano la coerenza del tuo racconto.

Ma attenzione a non eccedere nelle quantità.

Troppi elementi biografici rischiano di farti cadere nell’autocompiacimento.

Nona tappa: assicurati di avere solide ragioni prima di dar vita alla tua storia

Arrivati a questo punto, è bene chiedersi ancora una volta: perché ho voluto raccontare la mia impresa con un progetto transmediale?

Comprenderne bene le ragioni ti permette di arrivare preparato ai giudizi del pubblico.

Inoltre, in caso ci siano ancora delle zone d’ombra, in questa fase puoi ancora permetterti di modificare il tuo impasto.

Le ragioni principali per cui hai deciso di creare un racconto transmediale dovranno vertere su motivi esistenziali e non tecnici, bisogna scavare a fondo nella propria anima per individuarli.

Lo storytelling viene prima del marketing e delle strategie di vendita.

Il racconto tocca un nervo scoperto.

Si avverte l’esigenza di raccontarsi perché si pensa di avere una storia importante da condividere con il pubblico, ma allo stesso tempo si avverte che questa storia, vitale e interessante per te, non sortisce lo stesso effetto sugli altri.

Ricorda che tutte le storie sono importanti ma non tutte sono interessanti.

Quando sarai in grado di gestire il tuo racconto imperfetto attraverso strumenti adeguati e non scontati, avrai fatto un buon lavoro.

Gestisci i sentimenti con astuzia, perché il pubblico si emoziona solo se entra in risonanza emotiva con la storia della tua impresa.

Decima tappa: controlla la temperatura del forno

Hai inserito il tuo impasto narrativo nei vari contenitori mediali, ora non ti resta che progettare un calendario editoriale e di pubblicazione per ogni universo.

Anche quando il tuo progetto sarà reso pubblico, non significa che il lavoro sarà finito.

Ora inizia la fase del monitoraggio e del controllo qualità. Assicurati sempre che la cottura di un universo narrativo sia al punto giusto prima di introdurne un secondo.

Il pubblico ha bisogno di abituarsi alla tua storia: assaporarla, elaborarla e digerirla.

Solo quando sarà pronto a riceverne un altro pezzo, potrai accontentarlo.

Non lo ingozzare con tutto in una sola volta, se si affoga o ne avrà la nausea, il resto dell’impasto potrai solo gettarlo via.

Il pubblico come lievito tra gli ingredienti dell’impasto narrativo

Se il racconto sarà piaciuto, il passaparola farà raddoppiare di volume il tuo progetto.

Ma attenzione: il pubblico è affamato.

Quando anche le briciole saranno state divorate, ti converrà pensare a qualcosa di nuovo che si sposi con l’idea originale.

Si tratta di introdurre una novità coordinata al progetto già edito.

Dopo aver compiuto questi 10 passi, sarai arrivato sulla soglia del tuo laboratorio creativo.

Ora non ti resta che entrarci, indossare il grembiule e iniziare a realizzare l’impasto narrativo della tua impresa.

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(Photo credits: thanks to Jad Limcaco, Unsplash)