Innovazione: progettare le imprese con la narrazione

Progettare le imprese attraverso la narrazione per sostenere l’innovazione è un compito che ben si addice all’applicazione del giornalismo nelle aziende, al Brand Journalism.

Tutte le imprese nascono da una narrazione o da una serie di narrazioni, più o meno consapevoli. 

Il narrare è da sempre il luogo di costruzione, di selezione e di trasmissione di senso.

Le imprese sono solite identificare il momento di partenza delle aziende nella definizione di piani progettuali economici, nell’ingegnerizzazione della fabbrica e dei processi organizzativi.

In realtà le aziende nascono prima di tutto negli incontri e nei racconti di chi decide di trasformare un’idea in azione.

Abituati a pensare le aziende come agglomerati di cemento, bilanci e numeri da far quadrare, facciamo fatica a collocare la fase di progettazione dell’impresa nel suo racconto, racconto che si alimenta di parola e di ascolto.

Volendo fissare dei passaggi, il percorso narrativo è un processo continuo che non si esaurisce nel tempo, cambia forma, metodo, intensità, luoghi e soggetti, con un movimento a spirale.

Nella fase iniziale dall’idea creativa nascono i primi colloqui che ampliano o restringono il progetto, danno forma al modello organizzativo, alle fasi operative da seguire, ai contatti da ingaggiare. Solo dopo una serie di narrazioni, il progetto prende forma.

Fissato il punto zero della storia è necessario cominciare a raccontare all’interno e all’esterno, quel che l’impresa ha nella mente e nel cuore di fare.

La narrazione va alimentata con una adeguata comunicazione che sostenga l’incontro, perché narrare è una forma d’incontro.

Il racconto sostiene la verifica del progetto e riorganizza gli aggiustamenti e le evoluzioni.

La realizzazione di nuovi progetti fa tornare al primo step. Nella vita delle imprese il percorso narrativo è un ciclo continuo che ha come paradigma fondamentale la forza della parola che crea il progetto, struttura il pensiero, dirige le azioni e promuove le relazioni.

Brand Journalism: narrare per conoscere

L’esito più rilevante del processo narrativo è la conoscenza di sé stessi, del mondo circostante e dei progetti in divenire.

Ribaltare la prospettiva dai numeri alle parole nella progettazione d’impresa, se da un lato può disorientare, dall’altro può apportare nuova linfa vitale, perché promuove un’innovazione che adotta l’arte di ascoltare e cresce nella padronanza del comunicare.

Il Brand Journalism ha le carte in regola per supportare la progettazione delle imprese attraverso la narrazione.

Perché? Perché nell’attrezzatura del Brand Journalist ci sono gli strumenti del giornalismo investigativo e la capacità di indagine, la peculiare attitudine alla selezione e gerarchizzazione dell’informazione, il buon uso della parola e l’uso di un linguaggio adattato ai luoghi, agli argomenti e alle situazioni.

Brand Journalism: narrare per costruire

Il Brand Journalist, nel supportare la progettazione di nuove imprese o di nuovi progetti, ha bisogno di azioni e reazioni che supportino il lavorare con le parole per produrre interazioni.

In primis, il Brand Journalist deve allenarsi nella grande arte dell’ascolto. Ascoltare è altra cosa dal sentire. L’ascolto attivo dell’analisi di un progetto, si realizza raccogliendo le parole, ma anche i sentimenti e le emozioni che sono sempre parte attiva del divenire di una storia.

Ascoltare espande la conoscenza e consente uno dei processi creativi più importanti: la connessione delle informazioni e la costruzione di un reticolo di sensi e significati che danno forma al progetto, incontro dopo incontro, passo dopo passo.

Il processo dell’ascolto deve essere supportato da un elemento essenziale nella vita delle persone: la fiducia. Fiducia intesa come flusso bidirezionale tra l’emittente e l’ascoltatore, tra l’imprenditore o il manager e il Brand Journalist. Perché la fiducia si trasforma in apertura nel dialogo, in delega esecutiva e necessaria protezione del progetto. Fiducia che accelera e rende snelli e, di conseguenza, più economici tutti i processi. Un testo davvero illuminante sull’argomento è quello di Stephen M. R. Covey “La velocità della fiducia”.

Ultima, ma non per importanza, l’intelligenza che è la capacità di saper leggere dentro le cose. Spesso associamo il concetto di intelligenza alla quantità di informazioni acquisite nel tempo, in realtà l’intelligenza è la facoltà di comprendere la realtà, in modo profondo e interconnesso, con l’intercettazione dei collegamenti tra pensieri, azioni e soggetti.

Il concetto di impresa, così rivisitato, non è più autoreferenziale ed è il frutto dell’interazione tra tanti soggetti. Presa consapevolezza di questo meccanismo, la prospettiva riconosce il valore dell’idea all’imprenditore, ma la sua realizzazione a tutti i soggetti che vi partecipano. E non è cosa da poco.

Brand Journalism: narrare per ricordare

Proprio perché l’azienda ha la necessità di imparare e aggiornare l’arte di fare “impresa”, ha un gran bisogno di ricordare, di tenere traccia delle origini, dei passi in avanti e talvolta anche dei passi indietro che peraltro in molti casi si sono dimostrati la linfa vitale dell’innovazione. 

Il Brand Journalism ha le conoscenze adeguate per scrivere le storie delle imprese, raccontando la presenza significativa di eventi e di attori che sono stati determinanti per la realizzazione del progetto. E il Brand Journalism sa anche intercettare e rappresentare adeguatamente le eventuali deviazioni di percorso (che i più chiamano “errori”) che in tanti casi si sono rivelati il momento di una ripartenza vigorosa.

Sapendo che la storia dell’umanità è cresciuta attraverso le storie, si ritorna al punto di partenza di questo articolo, la progettazione e la realizzazione delle imprese passa attraverso le idee, le azioni e le parole che sono l’origine e l’evoluzione delle aziende.

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Photo by Evgeni Tcherkasskion Unsplash